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ACCADEMIA DELLA CRUSCA: LA SCUOLA È UN’ AULA NON UN VIDEO

 

Pretendiamo il rispetto dei diritti dei minori, ricordando che l’art. 34 della Costituzione dice “la scuola è aperta a tutti”, che i principi del diritto dei bambini sono violati con la DAD, per privazioni e scompensi sociali, emotivi, relazionali, eguaglianza rispetto ad altri Stati ai nostri confini i cui figli stanno frequentando la scuola anche senza mascherine [1].

Si moltiplicano sui social gli appelli personali di più insegnanti, docenti, scuole.

Presente anche forte appello della più antica Accademia linguistica del mondo: occorre superare prima possibile la didattica a distanza e fare i necessari investimenti nell’istruzione, nella ricerca e nel diritto allo studio.

La Crusca, la più antica accademia linguistica del mondo (1583), in questi tempi di Coronavirus ha diffuso un “Documento per la ripresa della vita scolastica”, nel quale evidenzia tutti i limiti dell’insegnamento a distanza: “La scuola è un’aula e non un video”. Ecco il documento dell’Accademia fiorentina qui pubblicato.

https://accademiadellacrusca.it/it/tema-del-mese

Sul loro sito riportano:

Gli stessi insegnanti, molto meglio di chiunque altro, stanno denunciando i limiti dell’insegnamento a distanza, limiti peraltro già da tempo sottolineati dagli esperti di pedagogia e didattica. I difetti riscontrati da più parti sono tanti e non è inutile ricordarli.

• L’insegnamento via web non consente di verificare con immediatezza la risposta degli studenti alla lezione e il loro grado di comprensione dei contenuti esposti.

• La distanza rende più difficile valutare la giusta distribuzione temporale delle fasi di insegnamento e apprendimento, anche per la ridotta interazione tra chi parla e chi ascolta.

• Si annullano, o almeno si riducono in modo essenziale, la socializzazione e il lavoro di squadra, impedendo che la classe funzioni come modello di interazione virtuosa tra i ragazzi e tra generazioni diverse in un fecondo scambio e arricchimento reciproco.

• Si riduce la fisicità dell’insegnamento, che non riguarda solo la gestualità con cui l’insegnante accompagna le spiegazioni, sottolineandone i punti salienti o elevandone le emozioni, ma anche e soprattutto l’abilità manuale guidata fisicamente, che non può essere dimenticata nell’apprendimento della scrittura. Molti sono ormai gli studi che in tempi recenti hanno dimostrato quanto sia importante, per lo sviluppo delle capacità cognitive, conservare, nella scuola primaria, l’apprendimento della scrittura manuale, non disperdendola a favore di quella digitale.

I limiti della distanza non sono, però, soltanto di natura strettamente didattica. Un sistema di insegnamento, infatti, per il quale è indispensabile possedere strumentazioni adeguate, buone connessioni e stanze in cui potersi concentrare, discrimina vistosamente i più svantaggiati, né può servire una sia pur meritevole distribuzione di tablet alle famiglie più povere: senza genitori in grado di affiancare lo sforzo dei discenti, senza libri nelle case, senza spazi adeguati il problema non si risolve.

Gli aspetti negativi di una didattica a distanza non riguardano ovviamente l’uso sapiente delle tecnologie informatiche nell’istruzione, la possibilità di integrare l’insegnamento con le risorse del web, che hanno dato e continueranno a dare un contributo di grandissima efficacia.

Il nostro appello va a coloro che devono, appena possibile, garantire un ritorno migliorato all’attività educativa ordinaria, in analogia a quanto si  cerca di fare nel settore sanitario. I fatti presenti confermano che la salute è il bene primario, ma confermano altresì che tutti gli aspetti della vita di ciascun Paese, compreso quello ora nominato, dipendono dagli investimenti nell’istruzione, nella ricerca, nel diritto allo studio, beni da assicurare alle generazioni crescenti, energie indispensabili anche da trattenere il più possibile nella terra di origine.

Gli sforzi encomiabili per far fronte alla pandemia sono stati tanti: pensiamone tanti anche per la riapertura delle scuole.

Come si è riconosciuta inadeguata la forza numerica umana nel campo della sanità, per effetto delle restrizioni improprie e di spirito elitaristico, così si riconosca che l’affollamento nelle classi è stato un provvedimento ministeriale sconsiderato; si provveda con l’occasione a rendere accettabile il rapporto numerico discenti – docenti.

E non si assecondi la convinzione – forse gradita in ambienti solo commercialmente interessati – che la scuola possa essere un video e non un’aula: sarebbe, non solo nella battaglia contro la Covid-19, una sconfitta irreparabile.

Aprire le scuole come il resto d’Europa

E’ un DOVERE delle istituzioni, è un DIRITTO dei minori e delle famiglie lavoratrici. Non siamo in Europa solo per confronti economici.

DIDATTICA A DISTANZA? BOCCIATA!

“La salute è uno stato di benessere fisico mentale e sociale”.

Dichiarazione OMS del 1948.

La stessa OMS che adesso non prende a modello l’Italia per la gestione COVID ma premia il modello svedese per il ritorno alla normalità. Durante il nostro prolungato lockdown, affettivo ed economico, la stessa Svezia ha criticato “la spirale di disinformazione” generata da alcuni dei più diffusi quotidiani italiani nel descrivere la strategia di contrasto al Covid-19 attuata nel paese scandinavo. Non possiamo non sottolineare come l’OMS, solo a parole sempre a caccia di disinformazione e fake news, non abbia evidenziato la strategia errata del governo italiano e la mancanza di critica, sale della democrazia, della stampa italiana.

Tutto questo mentre il mantra mediatico del Governo italiano non ha accennato ad alcun cambiamento in questi due mesi. Il raccomandato – o meglio imposto – “distanziamento sociale” suona come un accostamento verbale che evoca pericolosamente un concetto miliare per la vita umana: la socializzazione e il contatto umano, come ricorda il Professor Vittorino Andreoli, psichiatra e studioso, sulle pagine de La Voce del Trentino. “La paura ha avvolto tutto e tutti. Insicurezza, ansia, panico e angoscia”. Chi ha causato questi sentimenti, questa insicurezza, di certo ha una forte responsabilità verso ciò che comporterà nella vita di tutti noi chissà per quanto tempo ancora. Esercizio statistico facile ogni giorno comunicare il numero di contagi, decessi e guariti. Più difficile calcolare a medio e lungo termine il danno psicologico ed emotivo per chi in questo lockdown prolungato ha dovuto distanziare affetti, sentimenti e socialità.

Reclusi in casa per mesi e sbattuti davanti a schermi più o meno grandi per la somministrazione asettica di informazioni. Questo sarebbe l’insegnamento scolastico, un tempo eccellenza di cui il nostro Paese si poteva vantare? Come tollerarlo e accettarlo per i bambini fino a 6 anni? Questo serve a educare i futuri adulti a quello che il M5S elogia come Transumanesimo. Questo elogia la Ministra dell’Istruzione Azzolina del M5S, con la DAD. I fondatori e le fondatrici della buona e sana educazione infantile e della pedagogia proverebbero vergogna e si rifiuterebbero anche solo di pronunciare certe sigle.

Questo è il Trasumanesimo spiegato nell’aula dei gruppi parlamentari della Camera dei Deputati davanti all’ex Ministro dell’Istruzione Fioramonti, Roberto Fico (presidente commissione parlamentare vigilanza RAI) e Dalila Nesci (anticorruzione), tutti membri del M5S, in una conferenza tenuta con l’imprenditore e ambasciatore del Goal di Sostenibilità dell’ONU Marco Antonio Attisani .

La Ministra dell’Istruzione Azzolina, M5Stelle, continua a ripetere davanti alle telecamere che la DAD abbia funzionato bene e che sia “un’ottima soluzione perché la scuola non era pronta.

Noi, C.Li.Va Toscana, ma cassa di risonanza di molti più genitori, aggiungiamo alle sue parole:

NOI NON SIAMO PRONTI e mai lo saremo. La Didattica a Distanza non è la soluzione.

I nostri figli soffrono per i danni causati dall’adulto-centrismo. Per la solitudine, solo italiana, indotta da una task force che ha di fatto sostituito il Governo e il Parlamento eletto dal popolo italiano. Troppo facile scaricare “sugli esperti” le decisioni impopolari che vengono prese; troppo facile utilizzare l’emergenza sanitaria per giustificare provvedimenti che scritti nero su bianco in un programma elettorale non sarebbero mai stati votati da chi detiene la sovranità: il popolo.

ORA BASTA!

Inviamo questa lettera aperta alla Ministra Azzolina, ricordando che SIAMO l’unico Paese che sta distruggendo la salute mentale e sociale dei più piccoli, non per COVID-19, ma per manie transumanistiche.

Diciamo NO.

Chiediamo di guardare all’Europa NON solo per contrattare debiti, ma anche per imparare e confrontarsi con Paesi come:

⁃ La SVEZIA che ha fatto laureare e festeggiare gli adulti del futuro senza restrizioni;

⁃ La DANIMARCA che fa lezioni fa lezioni all’aperto dal 20 aprile;

⁃ La NORVEGIA che non ha ritenuto necessaria la chiusura;

⁃ La FRANCIA che riaprirà tra pochi giorni perché come da pubblicazione scientifica ha scoperto che un bambino positivo al coronavirus che ha incontrato 172 persone non ha contagiato nessuno.

⁃ La SVIZZERA tramite il Dipartimento malattie infettive del Ministero della Sanità, Daniel Koch, ha detto che “gli scienziati sono arrivati alla conclusione che i ragazzini non trasmettono il virus. Sarebbe sbagliato proibire ai nonni, che stanno già soffrendo per questa situazione, di essere abbracciati dai loro nipoti quando si sa che (i bambini) non sono contagiosi“.

Non siamo profumatamente stipendiati come i membri delle task force, ma abbiamo motivazioni più forti e profonde per sapere quale sia la strada da seguire: questa è la nostra vita e come sindacato dei nostri figli non accetteremo nessuna imposizione o restrizione motivata solo da interessi economici.

Uno Stato senza il suo popolo non esiste: la sovranità appartiene al popolo, articolo 1 della Costituzione.

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A CHIUNQUE ABBIA A CUORE I BAMBINI E I LORO DIRITTI

#ibambininonsonovirus

#2pesi2misure

In questi giorni non si contano le prese di posizione a tutela dei bambini di nazionalità cinese (in particolar modo coloro che sarebbero rientrati da poco dal Paese d’origine) che sarebbero a rischio discriminazione nelle scuole italiane a causa delle richieste di quarantena precauzionale giunte da alcuni.

Abbiamo visto politici e personaggi delle più varie levature (medici, politici, epidemiologi su tutti) ricoprenti vari incarichi nelle istituzioni nazionali e locali esporsi in difesa del diritto all’inclusione, del diritto inalienabile alla scolarizzazione, del diritto ad una vita sociale serena e tutelata di quei bambini che, per via delle psicosi da Coronavirus, sono oggetto di sospetto e rischiano di subire episodi di emarginazione da parte della cittadinanza.

Bellissimo, poetico, meraviglioso.

Peccato che in questi ultimi 3 anni abbiamo assistito, ininterrottamente, a media unificati e senza alcuna remora, alla discriminazione, ghettizzazione ed emarginazione di migliaia di bambini sani e che non sono portatori di alcuna malattia o untori da escludere ma hanno solo una terribile colpa: quella di non aver effettuato le 10 vaccinazioni previste da una delle leggi più discriminatorie e vessatorie degli ultimi decenni: la legge Lorenzin 119/2017 che ha esteso e inasprito le sanzioni per chi non rispetta l’obbligo vaccinale per 10 vaccini nella fascia d’età 0/16 anni, lasciando inoltre fuori dagli asili decine di migliaia di bambini.

I bambini, quegli stessi bambini che oggi qualcuno vorrebbe mostrare di avere a cuore, sono stati bellamente esclusi dal tessuto sociale-educativo-scolastico, grazie alla convinzione (e alla propaganda) che i non vaccinati dovessero rappresentare un rischio per qualcuno. E per chi? Inizialmente si era provato a farli passare per un rischio per i vaccinati. Poi qualche lampadina si accese nelle menti dei promulgatori e così fu trovata una perfetta sponda nella popolazione: gli immunodepressi.

Gli immunodepressi, quella categoria di persone “a rischio” per via di un sistema immunitario deficitario o azzerato da patologie acute o croniche di cui, purtroppo, sono affetti.

Ma “a rischio” di cosa, esattamente? A rischio di qualsiasi patologia o infezione, derivante da qualsiasi virus o batterio che dovessero incontrare nella loro vita quotidiana (incluso quindi il Coronavirus). Non certo solo di quei batteri o virus che i vaccini vorrebbero prevenire, ma di centinaia di altri!

Dunque dicevamo che all’improvviso, nel 2017, la politica e il mainstream iniziarono a preoccuparsi della tutela di questa categoria di individui fino a quel momento inesistente per i politici.

E allora, senza alcuna valida spiegazione scientifica, di punto in bianco, solo i non vaccinati divennero una terribile piaga da debellare. Poco importa se le vaccinazioni non riguardano che una quindicina di malattie sulle decine e decine esistenti e normalmente diffuse nella popolazione (tutte potenzialmente egualmente pericolose per gli immunodepressi) e se in molti casi non costituiscono una tutela della salute collettiva ma solo una protezione individuale.

Poco importa: i non vaccinati dovevano diventare la piaga della nostra società, e i bambini “non in regola” dovevano essere obbligatoriamente esclusi dalle scuole materne e dagli asili nido, allontanati da un giorno all’altro dagli ambienti a loro familiari, ghettizzati e bullizzati a livello istituzionale, perché così era stato deciso e, per giustificare quella decisione, ogni argomentazione è stata usata in questi 3 anni. La classica strategia del “divid et impera”, creare fazioni di buoni contro cattivi per giustificare, agli occhi dei meno attenti, provvedimenti di compressione della libertà individuale.

Poi è arrivato il Coronavirus che ha avuto il pregio di far improvvisamente rispolverare concetti oramai desueti come diritto all’inclusione, diritto alla socialità, difesa dei diritti dei bambini, lotta dura senza paura ad ogni forma di discriminazione.

Così in questi giorni abbiamo letto le più disparate dichiarazioni dalle pagine dei giornali: “I bambini sarebbero ingiustamente danneggiati per un rischio teorico” e “le Asl sono in grado di prevenire sul nascere situazioni di pericolo” (Villani, SIP); “Nessun bambino è un virus” (Unicef Italia); “Solo con sintomi conclamati (!!!) quei bambini non andranno a scuola, senza possono restare a casa volontariamente (!!!) e “ Nessuna emergenza, a scuola si va” (Azzolina, Ministra Istruzione); e tante altre bellissime parole. In tanti si sono sentiti in dovere quindi di prendere le difese dei bambini che si sarebbero visti ingiustamente privare del diritto alla scuola, per non parlare del rischio di “caccia all’untore cinese”, di cui si è sentito parlare persino in tv, che metterebbe a repentaglio anche la vita sociale di questi bambini.

Esistono forse bambini di serie A e di serie B?

Forse sì e, a quanto pare, è così in Italia: nel nostro Paese decine di migliaia di bambini – perfettamente sani – non in regola coi 10 vaccini obbligatori, devono rimanersene a casa loro, perché loro, sani, loro sì che sono untori, indicati e additati come tali da tante e varie figure, istituzionali e non.

I bambini che non si sono sottoposti ad un trattamento preventivo sanitario (non esente da rischi) sono degli untori, dei pericoli per la società, degli appestati da emarginare e lasciare fuori dalle scuole. I loro diritti non sono contemplati. Di loro e del loro diritto alla socialità, dell’evidente ondata di odio ed emarginazione (creata e spinta dai media e dai politici, nonché da una parte di comunità scientifica) che ha fatto seguito alle polemiche relative alla legge Lorenzin del 2017, a nessuno interessa. Anzi, si è accolto a braccia aperte questo clima da tifoseria calcistica, questa “caccia all’untore”.

L’esclusione permanente dalle strutture educative di decine di migliaia di bambini sani ha lasciato non solo indifferenti ma addirittura in molti casi ha suscitato entusiasmo e ilarità. Si è gioito di queste misure restrittive. A nessuno è fregato nulla della socialità e dell’inclusione. A nessuno frega nulla tuttora, di loro.

La politica ha poi usato il tema “vaccini” per farlo diventare tema di campagna elettorale nel 2018. Partiti che avevano dichiaratamente etichettato il Decreto Lorenzin come incostituzionale, sbagliato, pericoloso per la nostra società si sono poi dileguati una volta giunti al Governo. E così il “la libertà non si può togliere con 4 righe “ della deputata Giulia Grillo si è trasformato in “non ho mai visto morire nessuno di vaccini”, il “tutti a scuola” del leader Matteo Salvini si è trasformato in un silenzio assordante una volta ottenuto lo scopo di andare al Governo del Paese.

Dove sta la coerenza? Tutti questi paladini dell’inclusione dov’erano ieri e dove sono mentre decine di migliaia di famiglie chiedono gli stessi diritti per i loro figli?

Bambini che, da un giorno all’altro, a decine di migliaia, hanno dovuto lasciare ambienti a loro familiari, amici, compagni, maestre, come degli appestati in assenza di epidemia con un danno che nessuno ha calcolato.

La psicosi Coronavirus va (giustamente) rifuggita, la psicosi-novax invece, creata e strumentalizzata ad arte, va bene? La caccia-al-cinese è un rischio sociale, la caccia-al-novax sta bene a tutti? Nell’interesse di chi?

È giunto il momento di provare ricucire il rapporto di fiducia medico-paziente, è giunto il momento di cancellare, una volta per tutte, le leggi discriminatorie e votate solo per adempiere a patti ed accordi che niente hanno a che vedere con il buon senso né con la tutela della salute pubblica.

Comitato Libertà di Scelta

https://telegra.ph/A-CHIUNQUE-ABBIA-A-CUORE-I-BAMBINI-E-I-LORO-DIRITTI-02-10

OMS: considerazioni sul consenso informato in vaccinazioni per minori di 6/17 anni

Considerazioni sul consenso nella vaccinazione di bambini e adolescenti di età compresa tra 6 e 17 anni

In tutto il mondo, i programmi di immunizzazione includono sempre più, nei loro programmi nazionali di immunizzazione, vaccini che hanno come obiettivo gruppi di età al di là dell’infanzia. Questo documento si rivolge ai responsabili del programma che stanno pianificando di introdurre vaccini per bambini più grandi e adolescenti di età compresa tra 6 e 17 anni1

Esso fornisce informazioni che dovrebbero essere prese in considerazione quando si preparano note di orientamento sul processo di consenso o per chiarire le domande degli operatori sanitari che forniscono le vaccinazioni. Il documento è tanto più importante perché questo gruppo di popolazione può presentarsi per la vaccinazione senza un genitore accompagnatore o un tutore legale.

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Valutazione dell’efficacia e l’efficienza dei vaccini influenzali nei bambini sani: revisione sistematica

Traduzione: Valentina Sbrana

Pubblicazione del 26-Febbraio 2005

Testo Tradotto:

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Militari vs Bambini