IL GREENPASS NON FUNZIONA!

Giornali e media stanno giustificando l’obbligo di accesso a servizi ed attività con greenpass come necessario per garantire la sicurezza. Ma non è così, in poche settimane ci sono già numerosi casi di eventi che hanno riscontrato poi casi di COVID-19 fra chi ha il “lasciapassare”.

Il vaccino non sempre immunizza.

Il vaccino non previene il contagio.

Il vaccino non ha una durata certa nel tempo.

Il vaccino non ha un’efficacia alta nei confronti della variante Delta.

Il greenpass è un RICATTO, la conferma del FALLIMENTO VACCINALE.

 

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PERCHE’ PROTESTIAMO CONTRO IL GREENPASS?

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In questi giorni la logica del “divide et impera” ha raggiunto i massimi livelli fra la popolazione sul tema del greenpass obbligatorio a partire dal prossimo 6 Agosto. Premesso che è impossibile convincere chi affida il proprio pensiero affidandosi agli spot di Mara Venier e Paolo Bonolis o alla comunicazione scientifica di Piero Pelù e Claudio Amendola, vogliamo spendere due righe per dire, molto serenamente, le motivazioni di chi in queste settimane partecipa alle manifestazioni di protesta contro il greenpass obbligatorio.

Perché protestiamo? Ci è capitato di sentirci fare questa domanda da parenti o colleghi quando hanno saputo che avremmo partecipato a una delle tantissime proteste che quotidianamente vengono organizzate sul territorio, proviamo a rispondere analizzando i motivi sotto vari punti di vista. Non vogliamo convincere nessuno, auspichiamo solo che qualcuno voglia capire perché le persone protestano e magari capire che la logica di costruire due fazioni fra la popolazione è il solito schema per introdurre misure di legge restrittive e discriminatorie a cui tutti dovremmo ribellarci. Analizziamo le motivazioni sotto quattro aspetti principali:

1) Aspetto sanitario

2) Aspetto economico

3) Aspetto legale

4) Aspetto pratico

1 – ASPETTO SANITARIO

“Con il green pass gli italiani possono contare a esercitare le proprie attività e divertirsi con la garanzia di trovarsi con persone che non sono contagiose.”

Con queste parole il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha giustificato in conferenza stampa l’estensione dell’obbligo del greenpass a tantissime attività sociali e culturali, eppure questa affermazione non trova riscontro nelle fonti ufficiali dell’Istituto superiore di sanità e neanche nelle recenti dichiarazioni di medici.

Dal sito ISS infatti leggiamo “Anche dopo essersi sottoposti alla vaccinazione bisognerà continuare a osservare misure di protezione nei confronti degli altri, come la mascherina, il distanziamento sociale e il lavaggio accurato delle mani. Ciò sarà necessario finché i dati sull’immunizzazione non mostreranno con certezza che oltre a proteggere sé stessi il vaccino impedisce anche la trasmissione del virus ad altri.”

Ovvero, ad oggi, non esiste evidenza scientifica per cui un soggetto vaccinato non possa contagiare gli altri. 

Pochi giorni fa il Dottor Fauci ha dichiarato che “anche le persone che sono state vaccinate possono a loro volta trasmettere il virus ad altri” riferendosi alla variante delta, ormai dominante in Italia rispetto alle precedenti varianti del virus. Nonostante alcuni giornali italiani abbiano provato a mitigare queste dichiarazioni la decisione dei CDC americani di reintrodurre le mascherine al chiuso anche ai vaccinati è la prova che, pur se i media stanno cercando di limitare i danni prodotti all’immagine del vaccino dopo queste dichiarazioni arrampicandosi sugli specchi, in questo momento la vaccinazione NON impedisce il contagio e non ci sono certezze sull’efficacia del vaccino che è stato prodotto sul virus originario.

Oltre a questo vogliamo anche evidenziare come la durata della protezione del vaccino Pfizer sia ancora incerta. Uno studio di pochi giorni fa pubblicato su The Lancet parla di una riduzione significativa in 10 settimane mentre il greenpass attualmente ha una validità ben superiore, ovvero 9 mesi.

A quale “garanzia di trovarsi con persone che non sono contagiose” si riferisce quindi il Presidente del Consiglio quando giustifica il decreto legge per restringere le libertà costituzionali?

L’obbligo di greenpass, da un punto di vista sanitario, non è giustificato visto che non è una misura per ridurre i contagi: il vaccino non impedisce il contagio, non viene verificata l’effettiva risposta anticorpale nei soggetti vaccinati (ma basta aver ricevuto la dose per avere il “lasciapassare”) e la durata degli anticorpi potrebbe essere ben inferiore al tempo di validità del greenpass decisa dal Governo.

2 – ASPETTO ECONOMICO

L’economia italiana ha risentito molto della pandemia da Covid19. Moltissime attività sono state chiuse in questi 18 mesi di “emergenza” , una stima ISTAT di fine 2020 parla di 73.000 imprese chiuse, il 7% del totale. Il motivo per cui molti di coloro che protestano sono proprio i gestori di attività commerciali è che questo decreto rischia di rendere ancora inferiori i consumi. Quante famiglie saranno disposte a vaccinare i figli 12 enni per poter andare a mangiare una pizza? E quanti avranno voglia e soldi di fare un tampone per poter andare al cinema?

I primi segnali che arrivano dopo l’annuncio del greenpass del resto parlano chiaro: prenotazioni crollate nelle agenzie di viaggi , utenti in fuga da piscine e palestre , disdette e richieste di rimborsi per i parchi di divertimento .

Il rischio è di uccidere l’economia in modo definitivo, con un aumento ulteriore di attività che saranno costrette a chiudere per la diminuzione degli incassi. Ricordiamo oltretutto che le attività oggetto di uso greenpass risulteranno di fatto “aperte” quindi non è previsto nessun aiuto statale nonostante un calo della clientela dovuto alle restrizioni. La percentuale di vaccinati decresce con l’età, di fatto le fasce d’età che frequentano bar, ristoranti, parchi divertimento e palestre sono quelle con una percentuale di vaccinati inferiore, questo comporterà di fatto una riduzione sensibile dei clienti potenziali di ogni attività colpita. Inoltre il greenpass viene rilasciato solo dopo 15 giorni dalla somministrazione, quindi ipotizzando anche che qualcuno sia obbligato a vaccinarsi per non rinunciare alle attività sociali avrà comunque un periodo in cui sarà escluso dalle attività.

3 – ASPETTO LEGALE

All’interno del decreto 105 si fa riferimento ai regolamenti del parlamento europeo 953/954 per il cosiddetto “certificato COVID digitale dell’UE”. Il Governo, sempre attento a prendere spunto dall’Europa, si è stranamente dimenticato che all’articolo 36 è riportato: “è necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono vaccinate (anche per scelta)” e che “il regolamento non può essere interpretato nel senso che istituisce un obbligo a essere vaccinati”.

Ora prendiamo il caso della richiesta del greenpass per accedere a piscine o palestre: è secondo voi di fatto un obbligo vaccinale o no chiedere un tampone ogni 48 ore (l’unica alternativa per avere il greenpass senza vaccinarsi)?

Dal nostro punto di vista non è sostenibile farsi un tampone ogni 48 ore per accedere ad attività abituali come queste. Di fatto con questo decreto il Governo ha quindi introdotto un obbligo vaccinale mascherato per accedere alle attività sportive.

Questo è ovviamente solo un esempio, perché anche se parliamo di cinema ci troviamo di fronte di fatto a un obbligo vaccinale: un tampone medio costa fra le 20 e le 40 euro. Secondo voi una famiglia di 4 persone dovrebbe spendere, oltre al costo del biglietto, fra le 80 e le 160 euro per sottoporsi a tampone per andare a vedere un film? Di fatto anche questo evidenzia come la richiesta di greenpass per accedere al cinema sia un obbligo vaccinale mascherato, in palese violazione del regolamento europeo a cui fa riferimento.

4 – ASPETTO PRATICO

Siamo italiani, sappiamo bene quanto l’efficienza non sia di certo il nostro punto di forza. Immaginate ora la praticità di chiedere QR code e documenti a tutti i partecipanti di un tavolo di una pizzeria di sabato sera. Senza contare che l’onere di controllare spetta al locale secondo il DL 105, con conseguente aggravio dei compiti del personale che già deve controllare distanza, mascherina, presenza del gel igienizzante e cartelli di segnaletica per i percorsi di entrata/uscita.

O ancora immaginate una cena in un ristorante all’aperto (quindi senza richiesta di greenpass) con un improvviso acquazzone: i clienti verrebbero spostati in una sala interna e chi non ha il greenpass continua a mangiare sotto la pioggia?

E immaginate a quali scene assisteremo con i turisti stranieri, stupiti da questa follia tutta italiana di richiedere codici a barre e fogli per poter mangiare una pizza o bere un caffè a un tavolo.

Sul rilascio dei codici a barre poi si apre la pagina della meravigliosa burocrazia italiana: codici non rilasciati per errore, numeri verdi intasati per avere informazioni e certificati persi perchè la vaccinazione non è stata correttamente registrata. E sarà ancora più difficile con i tamponi, visto che la validità è di sole 48 ore dall’effettuazione (non dal risultato), con il concreto rischio di non partecipare ad eventi o cene perchè il risultato del tampone non è arrivato in tempo per poter mostrare il codice all’ingresso.

Senza volerci dilungare ulteriormente risulta evidente che il greenpass è una complicazione nella nostra vita con la falsa sensazione di sicurezza. L’incapacità del vaccino di impedire il contagio e l’obbligo di utilizzo in attività abituali rischiano di affossare l’economia italiana ulteriormente senza nessun vantaggio in termini di salute pubblica.

Chiudiamo solo con due ulteriori riflessioni: non pensate che avendo fatto il vaccino questa protesta non vi riguardi. Si prospetta già l’obbligo di terza dose per avere il greenpass , legare la possibilità di accedere a luoghi aperti al pubblico all’effettuazione di una vaccinazione vi rende di fatto obbligati a vita a seguire il calendario che verrà deciso. La seconda riflessione è che nel decreto è ben esplicitato che le attività che sono aperte con obbligo di greenpass “nelle zone gialla, arancione e rossa, laddove i servizi e le attività di cui al comma 1 siano consentiti e alle condizioni previste per le singole zone”. Questo significa che qualora ci siano zone rosse locali o qualche regione diventi arancione o rossa le attività oggi aperte con greenpass potrebbero essere chiuse per tutti. E’ già successo ad esempio in alcuni paesi dove con ordinanze sono state istituite zone rosse locali con la chiusura di negozi, bar e ristoranti.

Il greenpass non è un lasciapassare ma solo un modo, in piena estate, di spingere una campagna vaccinale che sta fallendo. L’anno scorso, senza nessuna vaccinazione, del resto tutte le attività erano aperte per tutti e senza QR code da mostrare in giro. Appare quindi evidente che la vaccinazione, e di conseguenza il greenpass, è di fatto oggi obbligatoria e il greenpass solo un ricatto a cui tutti dovrebbero ribellarsi perché relegare le proprie libertà a dei lasciapassare con tutte queste criticità è un pericoloso precedente, per tutti.

Staff C.Li.Va. Toscana

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BOICOTTAGGI? ALLORA VUOL DIRE CHE IL POPOLO IN PIAZZA SPAVENTA

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Di ritorno dalla manifestazione di ieri 27 luglio a Roma vogliamo condividere con voi i nostri pensieri, le nostre riflessioni: il popolo in piazza è fastidioso, troppo costante ultimamente, va disperso ed allontanato dai palazzi di potere.

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COSA SUCCEDE IN UK?

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Vi ricordate gli Europei di calcio? Stadio pieno a Londra, bar e locali affollati di tifosi di ogni nazione, e grandi critiche dagli “scienziati” di casa nostra per le riaperture che avrebbero scatenato un ondata di contagi inarrestabile.

Il virologo Pregliasco: “Troppi rischi lo stadio a Londra. Focolai dopo le gare di Euro 2020”

Fonte: https://www.tuttomercatoweb.com/euro-2020/il-virologo-pregliasco-troppi-rischi-lo-stadio-a-londra-focolai-dopo-le-gare-di-euro-2020-1555940

Euro 2020, è polemica sulle finali a Londra. Burioni: “Uefa ottusa e irresponsabile”

“L’ottusa irresponsabilità dell’Uefa che si rifiuta di spostare le partite degli Europei da una città dove esiste un grave pericolo di contagio è inaccettabile”, attacca su Twitter il virologo Roberto Burioni. Che se la prende anche con l’inerzia degli Stati: “Inaccettabile anche che i Paesi sovrani lo accettino, mettendo a rischio la salute dei loro cittadini”.

Fonte: https://www.dire.it/01-07-2021/649711-euro-2020-polemica-finali-londra-burioni-uefa-ottusa-irresponsabile/

Bene,a distanza di qualche settimana, con qualche star da salotto italiana che ancora parla di aumento dei contagi per i festeggiamenti in piazza degli europei, stranamente sui giornali nessun commento sul CROLLO dei contagi avvenuto in Inghilterra in questi giorni.

Leggiamo sul Times : “Casi di Covid19 ancora in discesa. Per il sesto giorno consecutivo i casi sono in discesa”

Fonte: https://www.thetimes.co.uk/article/covid-19-cases-fall-again-as-pandemic-starts-retreat-rv52crk7c

Ancora convinti che l’informazione in Italia sia chiara e corretta?

Ancora convinti che le decisioni di chiudere e aprire negozi, attività , parchi e scuole influenzino davvero il numero di contagi?

È un caso che non appena la campagna vaccinale rallenta,con il rischio di non smaltire le dosi acquistate dal Governo, si minaccino chiusure e sbarramenti con il greenpass inventandosi numeri e tacendo su cosa succede all’estero?
Eppure ricordiamo bene i titoli terroristici quando in Inghilterra salivano i contagi con il Premier Draghi (quello che si permette di dire in conferenza stampa che “l’invito a non vaccinarsi è invito a morire”) chiedeva addirittura il cambio di sede della finale.
E adesso? Nessuna notizia ovviamente , perché a nessuno possa venire il dubbio che le scelte politiche sul tema sono legate a tutto meno che, purtroppo, alla salute di noi cittadini.

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Se non finisce bene, vuol dire che non è finita

Staff Cliva

LA FOLLIA DEL GREENPASS

Giornali e TV stanno prontamente strumentalizzando quanto avvenuto sabato scorso in tutta Italia: manifestazioni libere, spontanee e pacifiche contro l’utilizzo del green pass.

Invitiamo tutti a partecipare domani MARTEDÌ 27 LUGLIO in PIAZZA MONTECITORIO ORE 15.00 alla manifestazione contro l’obbligo di greenpass.

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ESPERIMENTO O FOLLIA?

Apprendiamo dalle parole del Presidente della Regione Toscana Giani che “in Toscana vaccini ai ragazzi da 12 a 15 anni a Settembre”. Lo slittamento della campagna vaccinale con Pfizer viene motivato con un inquietante “forse è un bene farlo un pochino dopo gli altri perchè a Settembre conosceremo meglio i vaccini e le loro caratteristiche”. (1)

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SICURI CHE IL VACCINO FUNZIONI?

Oggi la notizia che il 50% della popolazione sopra 16 anni ha completato il ciclo vaccinale in UK (1)

Proprio nello stesso giorno il contagio in UK sale a 5274 contagi con 18 morti in 24 ore e si parla di 3 ondata (2)

Ancora sicuri che il vaccino ci salverà? Ancora sicuri che abbia davvero una così alta efficacia tale da impedire i viaggi a chi non ha il green pass?

Ancora convinti che si possa obbligare una persona ad assumersi un rischio a fronte di un beneficio teorico e smentito dai fatti?

Staff C.Li.Va. Toscana

(1) http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2021/06/03/vaccini-ministro-gb-ancora-lontani-green-pass-globali_0fb8057c-4f68-4cba-b8c7-ff8985796d7a.html

(2) https://www.bbc.com/news/uk-57304515

 

GARANTE DELLA PRIVACY SULLE VACCINAZIONI NEI LUOGHI DI LAVORO

 

📌 Da pochi giorni è stato approvato il protocollo per la somministrazione dei vaccini nei luoghi di lavoro con ADESIONE VOLONTARIA.

Il garante della privacy ha emesso il seguente documento con le regole da seguire per rispettare la privacy dei lavoratori.
Consigliamo a tutti i cittadini un’attenta lettura in modo da difendersi in caso ci fossero pressioni da parte dei responsabili, raccolte di adesioni senza protezione del dato sensibile o discriminazioni fra colleghi.

Il garante infatti ricorda nel documento che:

☑️“ Nel quadro delle norme a tutela della dignità e della libertà degli interessati sui luoghi di lavoro, infatti, non è consentito al datore di lavoro raccogliere direttamente dai dipendenti, dal medico compente, o da altri professionisti sanitari o strutture sanitarie, informazioni relative all’intenzione del lavoratore di aderire alla campagna o alla avvenuta somministrazione (o meno) del vaccino e ad altri dati relativi alle sue condizioni di salute.

☑️  Tenuto conto dello squilibrio del rapporto tra datore di lavoratore e dipendente, il consenso del lavoratore non può costituire in questi casi un valido presupposto per trattare i dati sulla vaccinazione così come non è consentito far derivare alcuna conseguenza, né positiva né negativa, dall’adesione o meno alla campagna vaccinale”

Di seguito il link al documento integrale sul sito del garante:

🔴 Vaccinazioni sul luogo di lavoro: le indicazioni del Garante privacy
Disponibile anche il documento sul ruolo del medico competente
ℹ️🌐 https://www.gpdp.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9585263

Staff C.Li.Va. Toscana

Documento_di_indirizzo_Vaccinazione_nei_luoghi_di_lavoro_indicazioni

“I VACCINI SONO SICURI” : È DAVVERO COSI’?

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Pochi giorni fa è uscito il “4 rapporto sulla sorveglianza dei vaccini Covid-19” di AIFA e tutti i giornali italiani si sono affrettati nel fare titoli a caratteri cubitali per tranquillizzare la popolazione e informarci che le reazioni avverse registrate sono pochissime e quasi tutte di lieve entità .

La notizia sui giornali

Abbiamo però analizzato i vari dati e trovato due tabelle che, secondo il nostro punto di vista, meritano attenzione e ci fanno pensare che la vaccino vigilanza in Italia abbia dei grandi problemi sottostimando quindi i dati che i giornali italiani hanno frettolosamente diffuso.

La prima tabella è un grafico che presenta due dati messi in relazione: le colonne rosse rappresentano l’evoluzione, nel tempo, del numero di segnalazioni di sospette reazioni avverse registrate quotidianamente dalla vaccino vigilanza mentre la curva verde sono il numero di dosi somministrate in Italia.

Grafico AIFA

Risulta evidente l’andamento opposto delle due curve. All’aumentare del numero di dosi somministrate quotidianamente si ha un andamento nettamente decrescente (e tendente a zero) del numero di segnalazioni registrate.

Siamo quindi sicuri che la vaccino vigilanza fornisca dati attendibili? Il sospetto è che dopo i primi mesi della campagna vaccinale, dove le autorità sanitarie hanno riscontrato un forte scetticismo da parte della popolazione, si siano date indicazioni ai vaccinati di non segnalare le reazioni più comuni come febbre o dolore nel punto di iniezione per evitare la crescita del numero di segnalazioni. Guardando il grafico infatti si nota un crollo del grafico a colonne rosso dopo il 14 Marzo, cioè il giorno del ritiro temporaneo di Astrazeneca da parte di EMA e AIFA , come se quel momento rischiasse di compromettere significativamente la fiducia nella vaccinazione. Del resto il problema della vaccino vigilanza non attendibile era già evidente per chi si occupa di obblighi vaccinali da molti anni. Ricordiamo infatti che il risultato del progetto di “vaccino vigilanza attiva”, fatto per un periodo limitato nel tempo dalla Regione Puglia, per un singolo vaccino (MPRV) ha dato risultati molto chiari: Le sospette reazioni gravi al vaccino MPRV con la vaccino vigilanza passiva (quindi analoga a quella attuale per il covid19) mostra un tasso di segnalazione di 0,12 ogni 1.000 dosi contro le 40,69 ogni 1.000 dosi applicando la vaccino vigilanza attiva. Le sospette reazioni non gravi addirittura per un singolo vaccino sono passate da 0,23 ogni 1.000 dosi a ben 351,67 ogni 1.000 dosi. Sommando i due dati in pratica applicare una forma attiva di controllo ha visto passare il tasso di segnalazione da 0.35 ogni 1.000 dosi (0,035%) a 392,36 ogni 1.000 dosi ovvero 4 sospette reazioni avverse ogni 10 dosi, quasi il 40%.

Vaccino MPRV – Puglia

I dubbi sulla vaccino vigilanza trovano ulteriore riscontro anche nell’altra tabella che vogliamo analizzare dal rapporto AIFA, ovvero la distribuzione del tasso di segnalazione per fascia d’età.

Segnalazioni per fascia d’età

Risulta subito evidente come il tasso di segnalazione decresca esponenzialmente all’aumentare dell’età. Se infatti nella fascia 20-59 anni il dato è abbastanza paragonabile (si passa dalle 1.884 della fascia 20-29 anni alle 1.442 della fascia 50-59 anni) il crollo delle segnalazioni con l’aumentare dell’età è significativo, con pochissime decine di segnalazioni sopra i 70 anni.

Siamo quindi sicuri che sia facile inserire una sospetta reazione avversa nel sistema di farmaco vigilanza AIFA? Quale controllo viene fatto dai medici vaccinatori sulla popolazione anziana per verificare e registrare qualsiasi sintomo post vaccino come indicato nel bugiardino di tutti i vaccini e come indicato anche da AIFA stessa?

Estratto dal bugiardino vaccino Pfizer

Tantissime persone ci hanno segnalato di aver avuto febbre, dolori forti, mal di testa ma di aver ricevuto rassicurazioni da parte del medico della “normalità” di queste reazioni post vaccino. Eppure AIFA e i produttori di vaccino indicano espressamente di segnalare ogni episodio in cui si “manifesti qualsiasi effetto indesiderato”, senza escludere anche l’episodio febbrile. Invitiamo tutti i cittadini che si sottoporranno a vaccinazione (o che conoscono amici o parenti che si vaccineranno) a richiedere al medico l’inserimento della segnalazione di ogni eventuale sintomo riscontrato negli appositi canali. Anche i cittadini, in autonomia, possono comunque inviare una segnalazione di sospetta reazione avversa attraverso il sito AIFA all’indirizzo: https://www.vigifarmaco.it/report/compiled_reports/new

Ricordiamo a tutti però che le reazioni avverse segnalate sono purtroppo solo quelle visibili ed immediate, essendo però questi vaccini tutti autorizzati in stato emergenziale e sottoposti a monitoraggio addizionale (nei casi dei vaccini Pfizer e Moderna oltretutto si tratta dei primi vaccini messi in commercio a mRNA) le stesse case farmaceutiche ammettono di non sapere gli effetti indesiderati a lungo termine.

Riteniamo pertanto doveroso da parte delle autorità sanitarie istituire un’attenta vaccino vigilanza attiva per un tempo congruo su tutti i cittadini che si sono vaccinati, per avere in futuro una reale fotografia dei rischi e dei benefici e affinché sia chiaro che i vantaggi, nel rispetto del codice di Norimberga, siano effettivamente maggiori dei pericoli e non solo un inutile slogan pubblicitario.

“Non basta ripetere il mantra che i vaccini sono sicuri: la sicurezza va dimostrata”

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