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CHE DISASTRO QUESTI VACCINI COVID19!

 

A circa un mese dall’inizio della vaccinazione covid19 in Italia continuano ad arrivare notizie sulla scarsa efficacia e sulla sicurezza da tutto il Mondo.
Abbiamo analizzato la situazione in un nuovo articolo che potete leggere sulle nostre pagine

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Staff C.Li.Va. Toscana

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CHE DISASTRO QUESTI VACCINI COVID!
Nonostante i media italiani sbandierino i numeri della campagna di vaccinazione, quasi a segnare un countdown verso la fine dell’emergenza, continuano ad arrivare pessime notizie su efficacia e sicurezza per i 3 vaccini Covid19 attualmente disponibili in Italia: Pfizer, Moderna e AstraZeneca. Iniziamo dall’efficacia: Il Dottor Fauci ha infatti dichiarato che “i nuovi dati mostrano che i vaccini attualmente sul mercato potrebbero non essere così efficaci per le nuove varianti”, smentendo così quel 95% di efficacia…

LE MAMME INFORMATE

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Uno degli appellativi più insopportabili che subiamo in ogni occasione di confronto sul tema “obbligo vaccinale” è quello di essere definiti come “mamme informate su internet”, quindi non liberi di poter protestare contro leggi come la 119 Lorenzin.

Senza voler dedicare altre energie a questa falsità ma evidenziando come pretendiamo RISPETTO per chi ha vaccinato i figli fidandosi ciecamente del medico e ha visto sulla propria pelle le reazioni avverse che i vaccini possono provocare, oggi vi proponiamo questo articolo di Repubblica dal titolo: “L’allarme del governo: “Dobbiamo convincere i medici a vaccinarsi” [1]

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OBBLIGHI E TSO

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“Se la curva dei contagi non lo richiederà, non sarà necessario imporre un trattamento sanitario obbligatorio e cercheremo fino all’ultimo di preservare la facoltatività della vaccinazione” [1]

Così ieri sera il Presidente del consiglio Conte rispondeva alle domande dei giornalisti sulla possibile introduzione dell’obbligo per il #vaccino #covid19.

Un film già visto in questi anni sul tema vaccini e che ha visto comitati e associazioni impegnati a combattere obblighi vaccinali e restrizioni dei diritti di autodeterminazione. Nel 2017 la legge Lorenzin 119 ha introdotto obblighi per i minori da 0 a 16 anni scatenando divisioni nella popolazione. Alla fine a pagare sono stati solo i bambini, esclusi dalle comunità scolastiche senza alcun motivo sanitario ma solo per rispondere alle direttive della Global Health Security Agenda [2]. Questa volta i possibili obblighi riguarderanno anche alcune categorie di lavoratori: dal personale sanitario agli insegnanti , dalle forze dell’ordine ai medici. E nel caso qualcuno si senta al sicuro perché “non possono mica licenziarmi se non mi vaccino” vi diamo un consiglio: non date niente per scontato, difendete insieme a noi i diritti di TUTTI, anche se non tocca a voi in prima persona, anche se vi sentite al sicuro… si combatte per un principio, non per difenderci in prima persona.

Noi da 3 anni cerchiamo di fare informazione contro la disinformazione di Stato sul tema vaccini, difendiamo i diritti costituzionali contro false motivazioni di politica e stampa per giustificare obblighi vaccinali, portiamo in tutte le sedi dove ci è concesso le motivazioni di chi non vuole obblighi di trattamenti sanitari senza il rispetto del #consensoinformato.

Apprendiamo che CISL medici Lazio [3] esprime “grandissima preoccupazione sulla sicurezza e sulla efficacia di un vaccino che qualcuno, tra gli abituali frequentatori di salotti televisivi, vorrebbe venisse reso obbligatorio per gli operatori sanitari e magari obbligatorio per la popolazione”, poche settimane fa la federazione nazionale ordini infermieristiche definiva “la vaccinazione antinfluenzale un’opportunità, non un obbligo” [4] e in Toscana il primario Menichetti giustificava con “l’ignoranza la motivazione della bassa adesione di medici e infermieri alla vaccinazione antinfluenzale” [5]

Possiamo definitivamente archiviare la favola delle “mamme informate sui internet che non vaccinano i figli perché credono alle fake news”, a protestare contro obblighi vaccinali e a NON vaccinarsi sono per primi i medici e il personale sanitario.

Per noi nessuna novità: lo abbiamo sempre saputo (e detto) che la scusa del morbillo per giustificare la Legge Lorenzin era solo il primo passo di un progetto più ampio. Diamo il benvenuto a chi invece se ne è accorto solo ora, non è mai troppo tardi per risvegliare la coscienza e scendere in campo per difendere i diritti.

Accoglieremo nuove iscrizioni (gratuite per tutti i cittadini toscani) al comitato felici di allargare la base di protesta, una grande opportunità di aumentare energie e idee.

E per chi vuole associarsi e dare un contributo anche economico ricordiamo che Corvelva, da sempre un punto di riferimento per la lotta contro gli obblighi vaccinali, ha aperto da poco le iscrizioni 2021: https://www.corvelva.it/associati-ora/?fbclid=IwAR3I5nQaUrbI-HAlMSnKyV_E4542Z0GlITN3gfuFjsDfX8YZ3LQ62kZKGs4

Staff C.Li.Va. Toscana

[1] https://abruzzoweb.it/covid-conte-su-tso-per-vaccino-cercheremo-fino-allultimo-di-preservare-la-facoltativita/

[2] https://aifa.gov.it/-/l-italia-capofila-per-le-strategie-vaccinali-a-livello-mondiale

[3] https://www.sanitainformazione.it/omceo-enti-territori/vaccinazione-anti-covid-cisl-medici-lazio-no-ai-decreti-commissariali-che-impongono-lobbligatorieta-ai-sanitari/

[4] https://www.baritoday.it/attualita/protesta-infermieri-obbligo-vaccino-influenza-lettera-emiliano.html

[5] http://iltirreno.gelocal.

NESSO TRA MALATTIA E 11 VACCINI IN 8 MESI

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Il 30 Novembre numerosi quotidiani nazionali hanno riportato la notizia di una sentenza della corte di cassazione che ha confermato l’indennizzo previsto dalla legge 210/1992 per un militare di 21 anni morto a causa dalla leucemia non escludendo il nesso causale con la somministrazione di 11 vaccinazioni in 8 mesi [1]. Nella sentenza si parla di “alta probabilità statistica che il considerevole numero di vaccinazioni somministrato in brevissima sequenza temporale avesse causato o comunque favorito la malattia acuta letale” [2]

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SPERIMENTAZIONI

Oggi con tono di allarme Il sole 24 ore [1] ci informa che :

“La Cina ha vaccinato decine di migliaia di persone contro il coronavirus prima di finire i test clinici. […] prima è toccato ai lavoratori di aziende controllate dallo stato, poi ai membri del governo e ai dipendenti delle aziende farmaceutiche che hanno prodotto i vaccini”

Grande stupore per il giornale di proprietà di Confindustria , la Cina si permette di provare di somministrare un vaccino prima di finire i test clinici!

Vorremmo ricordare al Sole 24 ore e a tutti i giornalisti che l’Italia è il paese che:

1) ha approvato nel 2017 un decreto legge che ha esteso al numero più alto di vaccinazioni pediatriche rispetto a tutto il Mondo. Lo ha fatto con un decreto legge ma dichiarando che non c’erano i presupposti di urgenza nella prima conferenza stampa [2]

2) ha visto introdurre l’obbligo vaccinale per l’anti epatite B grazie a tangenti all’allora Ministro della salute De Lorenzo. Il vaccino è rimasto comunque obbligatorio [3] , nonostante i numerosi cambi di governo

3) ha inserito nel calendario delle vaccinazioni raccomandate (erano state rese addirittura obbligatorie nella prima stesura folle del decreto Lorenzin) vaccinazioni come quella per l’anti meningococco B sottoposta a “monitoraggio addizionale” [4]. Come riportato dal sito dell’Istituto superiore di Sanità infatti, il vaccino è stato sottoposto a monitoraggio addizionale per:

“Nel caso del vaccino 4CMenB questa attività ha lo scopo di approfondire le conoscenze relative al profilo beneficio-rischio del vaccino in una popolazione più ampia rispetto ai circa 7.500 bambini, adolescenti e adulti trattati nelle fasi pre-registrative.”

Un vaccino immesso in commercio solo dopo averlo provato per valutare efficacia e reazioni avverse su un campione di sole 7.500 persone. Il sole 24 ore ha niente da dire su questo prodotto che ogni giorno viene inoculato a bambini di pochi mesi da ormai anni senza un vero sistema di vaccino vigilanza attivo? Siamo sicuri che i pediatri e i centri vaccinali avvisino i genitori che quel prodotto è sottoposto a monitoraggio addizionale per garantire un vero consenso informato?

4) sta finanziando e pubblicizzando su tutti i giornali e siti di (dis)informazione il miracoloso “vaccino anticovid19″ prodotto in Italia” e che sarà l’unico modo per uscire da questo stato di emergenza in cui viviamo da mesi. Peccato che gli stessi scienziati che collaborano al vaccino abbiano avvisato che “è improbabile che il primo vaccino contro il Covid-19 impedisca alle persone di contrarre il virus, ma potrebbe solo alleviare i sintomi della malattia” [5].

Scommettiamo che quando (e se) sarà pronto il vaccino sarà comunque ritenuto fondamentale, sicuro ed efficace anche se chi lo sta progettando sa già che non sarà cosi?

E che dire dei test rigidissimi al quale il vaccino italiano (non quello cinese…) si sta sottoponendo? Ovviamente due casi di grave reazione avversa neurologica su un campione ristretto sono “pure coincidenze” [6], già dimenticate dai giornali italiani. Siamo sicuri, in Italia i primi ad avere l’obbligo di questo vaccino saranno i bambini. Chi meglio di loro per sperimentare?

Nel caso non lo abbiate ancora capito gli unici vaccini buoni per giornali e politici italiani sono quelli di Big Pharma. Non c’è spazio per vaccini russi o cinesi, quelli non sono sicuri perchè non provengono da chi con il solo vaccino covid19 stima un volume d’affari fra i 10 e i 30 miliardi [7].

Con buona pace di chi spaccia i vaccini sicuri ed efficaci ogni giorno ribadiamo che il senso critico aumenta di giorno in giorno, le compressioni delle libertà e dei diritti costituzionali in nome di una tanto sbandierata salute stridono con dati e fatti oggettivi. Intanto, dal nostro piccolo, chiediamo al sole 24 ore, a tutti i giornali, e soprattutto a Istituto superiore di sanità e Ministero della salute, una risposta sui test di sicurezza ed efficacia dei vaccini

già in commercio eseguiti dagli amici di CORVELVA [8]. Una risposta che dovrebbe interessare non tanto “ai novax” ma soprattutto a chi ogni giorno porta il proprio figlio a vaccinare perché rassicurati da una sicurezza e da un’efficacia che è ancora invece tutta da dimostrare. Anche per i vaccini europei, non solo quelli cinesi.

Staff C.Li.Va. Toscana

[1] https://www.ilsole24ore.com/art/la-cina-ha-vaccinato-decine-migliaia-persone-contro-coronavirus-prima-finire-test-clinici-ADObhur

[2] https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/19/vaccini-per-iscrizione-a-scuola-il-decreto-del-governo-12-obbligatori-per-fascia-0-6-anni-bisognera-vaccinarsi-anche-per-la-varicella/3597126/

[3] https://www.rassegnastampa.eu/politica/vaccino-epatite-b-reso-obbligatorio-grazie-ad-una-tangente-de-lorenzo-e-poggiolini-dovranno-pagare-5-milioni-a-testa-allo-stato/

[4] https://www.epicentro.iss.it/vaccini/pdf/Istruttoria%20MENINGOCOCCO%20B.pdf

[5] https://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2020/09/25/vaccino-non-impedira-contrarre-virus-alleviera-solo-sintomi_PCnZb5vhvMbSWrDt1Q9F3K.html

[6] https://it.sputniknews.com/mondo/202009219556386-due-casi-di-complicazioni-neurologiche-i-test-del-vaccino-astrazeneca-ancora-fermi-in-usa/

[7] https://24plus.ilsole24ore.com/art/come-funziona-e-quanto-vale-business-miliardario-vaccini-anti-covid-19-ADcCgPS

[8] https://www.corvelva.it/speciale-corvelva/vaccinegate.html

PAROLE PAROLE PAROLE

On.Sileri: “vaccino per Coronavirus dovrebbe essere un obbligo” 16/04/2020 [1]

On.Sileri: “Non credo che vaccino anti Covid sarà obbligatorio” 06/07/2020 [2]

Zaia: “La Regione Veneto non è contraria ai vaccini ma all’obbligatorietà.” 22/06/2017 [3]

Zaia: “Tso o carcere per gli irresponsabili” 04/07/2020 [4]

Abbiamo scelto le parole di una forza della maggioranza (Movimento 5 stelle) e una dell’opposizione (Lega) per ribadire di come i partiti politici siano solo delle bandierine che girano con il vento. Obblighi, non obblighi, informazione , TSO ci confermano ancora una volta quello che ribadiamo da più di 3 anni di attività del nostro comitato:

1) I partiti politici non hanno a cuore la salute di NESSUNO. Usano il momento per sfruttare a turno il pensiero più diffuso nella popolazione o, quando fa comodo, raccogliere i consensi della minoranza. Bandiere al vento per guadagnare consensi e poltrone.

2) Le decisioni di politica sanitaria NON sono decise all’interno di quello che dovrebbe essere il simbolo della democrazia: Il parlamento. Le decisioni vengono prese sulla base solo ed esclusivamente degli interessi delle lobby e di chi tira le fila dietro il tendone da circo del Parlamento.

3) I cittadini attivi e coscienziosi hanno un’onestà morale e una coerenza che nessun partito potrà scalfire. Continuare a pensare che la strada sia quella di imporre TSO o vaccini obbligatori per “educare” i cittadini è intollerabile e inaccettabile. Ricordiamo che il Signor Zaia, che invoca norme per avere TSO e carcere, pochi giorni fa si è mostrato sorridente al fianco di Michele Emiliano (Governatore PD Regione Puglia) e a Bruno Vespa senza mascherina e con una folla di persone senza distanza [5] .

Cari politici, tutti, siete il classico esempio di chi “predica bene e razzola male”….

Continuiamo a difendere i nostri diritti costituzionali a testa alta, la strada è sempre più stretta e difficile ma nessuno ci scalfisce. A testa alta, per i diritti dei nostri figli!

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Staff C.Li.Va. Toscana

[1]https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/medicina/2020/04/16/sileri-vaccino-per-coronavirus-dovrebbe-essere-un-obbligo_af436b40-2a85-48a1-b330-c08310fe49ee.html

[2] https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2020/07/06/sileri-non-credo-che-vaccino-anti-covid-sara-obbligatorio_IJ65XodrqkO0nUXuvqkPIJ.html

[3] https://www.italiaambiente.it/2017/06/22/zaia-lorenzin-veneto-la-buona-sanita-no-allobbligo-vaccinale/

[4] https://www.huffingtonpost.it/entry/luca-zaia-tso-o-carcere-per-gli-irresponsabili_it_5f002489c5b6ca97091eaa95

[5] https://www.ilgazzettino.it/nordest/primopiano/coronavirus_vespa_vino_zaia_emiliano-5323257.html

FIRMATO IL CONTRATTO PER IL VACCINO PER IL CORONAVIRUS

FIRMATO IL CONTRATTO PER IL VACCINO PER IL CORONAVIRUS

“Il vaccino è l’unica soluzione definitiva al Covid 19”: con queste parole il Ministro della Salute Speranza ha annunciato la firma del contratto insieme ad altri paesi europei per “l’approvvigionamento fino a 400 milioni di dosi di vaccino da destinare a tutta la popolazione europea”. Il vaccino per il quale l’Italia ha firmato il contratto “nasce dagli studi dell’Università di Oxford e coinvolgerà nello sviluppo e produzione anche importanti realtà italiane”. Obiettivo temporale: distribuzione del primo lotto di dosi entro la fine del 2020.

Analizziamo insieme la storia di questo vaccino che nasce dalla IRBM di Pomezia e che in questi mesi ha visto parlare molto di sé sui giornali.

Il 14 Aprile 2020 il sito del Ministero della Salute ha comunicato l’avvio entro la fine del mese della sperimentazione sull’uomo del vaccino sviluppato dalla IRBM di Pomezia e dalla Oxford University con “test accelerati del prototipo di vaccino anti covid-19 su 550 volontari sani”. Già nel comunicato è stato specificato che “normalmente i tempi per arrivare a immettere un vaccino sul mercato sono di 2-3 anni” ma che “sulla base dei test di laboratorio particolarmente buoni” si potesse passare direttamente “alla fase di sperimentazione sull’uomo”. Il comunicato stampa ha scatenato la reazione di moltissimi sindacati di lavoratori perché il Ministero ha aperto a un possibile “uso in modalità compassionevole a Settembre 2020” per agenti delle forze dell’ordine e personale sanitario.

Avevamo già raccolto le reazioni di contrarietà alle sperimentazioni da parte dei sindacati di polizia, militari e carabinieri in un altro post sul nostro sito. Questo a sostegno della nostra posizione secondo la quale gli obblighi vaccinali NON piacciono a nessuno, neanche ai medici e agli operatori sanitari.

Le polemiche sono aumentate nei giorni successivi quando Il Fatto quotidiano ha fatto notare che il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), Giovanni Rezza, aveva rapporti proprio con l’IRBM di Pomezia tramite la Advent, società fondata nel 2010 e controllata al 100% da IRBM. Nell’articolo che riprendiamo dal blog del Senatore Paragone si apprende che “Giovanni Rezza è stato nominato vice presidente del Cda del CCNS” che per il 70% è posseduto da IRBM Pomezia (lo stesso consorzio CCNS tra l’altro fra il 2016 e il 2019 era stato presieduto da Walter Ricciardi). Nella ricostruzione si fa presente che “in CCNS non è presente direttamente Advent ma la IRBM” ma viene sottolineato come le due società siano strettamente legate.

Ulteriori polemiche sono state scatenate dalle dichiarazioni di Stefania Di Marco, direttore scientifico della Advent (Gruppo IRBM) , quando ha annunciato “dosi di vaccino sperimentale per Brasile e Sudafrica” dove il numero dei casi sembrava in forte aumento rispetto al calo europeo. Moltissimi personaggi famosi di origine africana hanno protestato contro la sperimentazione sostenendo (giustamente) che “l’Africa non è il vostro parco giochi” e che la popolazione africana “non potesse essere una cavia”.

Del resto i tempi di sviluppo notevolmente affrettati di questo vaccino per il coronavirus covid-19 avevano sollevato qualche dubbio anche fra gli stessi medici e ricercatori. Ricordiamo ad esempio le dichiarazioni del direttore della Harvard Global Health che avvisava che “stiamo saltando molte tappe intermedie che si fanno di solito per garantire la sicurezza. Sarebbe tragico trovare un vaccino per poi scoprire che è dannoso”. Dichiarazioni analoghe a quelle dell’immunologo Douglas Green, vice direttore di Science Advances, che in un editoriale ha affermato che “bypassare gli studi clinici per un potenziale vaccino sarebbe catastrofico” spiegando come “si potrebbe verificare il rischio di ADE Antibody Dependent Enhancement ovvero il legame fra anticorpi e recettori facilitando così l’infezione invece che una protezione”.

Ma cosa dice il capo del team di ricerca di questo vaccino di Oxford? Pochi giorni fa Adrian Hill, professore alla guida del progetto, ha suscitato un po’ di dubbi nella popolazione dichiarando che “lo studio sul vaccino ha solo il 50% di probabilità di successo”. Il motivo del calo delle probabilità di successo rispetto a quanto precedentemente annunciato è legato al fatto che “nel Regno Unito c’è una rapida scomparsa del virus e se covid-19 non si diffonde nella comunità i volontari avranno difficoltà ad intercettarlo”. Nell’intervista tratta dal Telegraph addirittura è stato dichiarato che “il calo dei contagi paradossalmente danneggia la ricerca di una cura”. Lo stesso Hill rievoca nell’intervista quanto successo anni fa con la SARS che, scomparendo in estate, ha reso inutile la ricerca del vaccino o di una cura.

Della difficoltà nel trovare un vaccino efficace e sicuro se ne era parlato pochi giorni prima per un altro candidato, quello sviluppato dalla società americana Moderna. Nei test infatti “tre delle quindici cavie umane hanno subito un evento avverso entro 43 giorni dalla ricezione del jab”, l’americana Children’s Health Defense ha così effettuato una proiezione sui dati forniti dalla Moderna stimando in 1.5 miliardi le possibili reazioni avverse con la somministrazione di questo vaccino. Eppure solo un mese fa i giornali italiani avevano considerato “una buona notizia” il fatto che i volontari avessero sviluppato una risposta immunitaria dopo essersi sottoposti al vaccino sperimentale dell’azienda americana.

In merito al “vaccino che verrà” consigliamo a tutti di leggere l’ebook gratuito di Corvelva scritto dalla Dottoressa Loretta Bolgan disponibile sia in italiano che in inglese grazie al lavoro dello splendido team di traduttori C.Li.Va. Toscana. Trovate l’ebook scaricabile GRATUITAMENTE a questo link: https://www.corvelva.it/speciale-corvelva/corvelva-ebook/covid-19-il-vaccino-che-verra.html

Insomma mentre il calo dei contagi prosegue, virologi, immunologi e medici di tutto il mondo fanno notare di come il virus sia “clinicamente morto” e che una seconda ondata potrebbe non esserci o comunque essere molto meno forte , troviamo molto curioso che il Governo Italiano firmi contratti per milioni di dosi di un vaccino che potrebbe non esserci mai o potrebbe, come la SARS ci insegna, non essere utile. Nel 2010 questa fretta ci costò 184 milioni di euro per oltre 10 milioni di dose mai utilizzate.,

Abbiamo provato a riassumere le nostre riflessioni attraverso fonti ufficiali e contributi di personalità riconosciute per evidenziare come su questa vicenda sia incomprensibile la fretta con cui il Ministro della Salute e il Governo continuino, da mesi, a investire tempo e soldi in un ipotetico vaccino nonostante numerosi medici ed esperti mettano in dubbio sicurezza, efficacia e utilità per un virus che potrebbe anche scomparire come successo nel recente passato con la SARS.

Nel frattempo l’unica strategia comunicativa del Governo è quella di insistere con il distanziamento fisico, l’uso a tappeto di mascherine chirurgiche, anche se il loro utilizzo non adeguato può portare più a rischi che benefici, ma nessuna parola viene spesa sull’invitare le persone a rinforzare il sistema immunitario con assunzione di vitamine C e D (nonostante articoli sul sito dell’Istituto di superiore di sanità sulla loro possibile utilità), campagne informative sul rischio aumentato di polmoniti per i fumatori e nessun approfondimento sul legame fra inquinamento e diffusione del coronavirus covid-19 .

Ancora una volta la politica italiana dimostra grande inadeguatezza nel destinare le risorse economiche per la salute pubblica, preferendo scommettere milioni di euro su un vaccino dalla dubbia efficacia e sicurezza piuttosto che affrontare il problema migliorando stili di vita degli italiani e qualità dell’ambiente in cui viviamo.

Staff C.Li.Va. Toscana

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Fallito il test su vaccino HIV

Fallito il vaccino sperimentale per HIV testato su 5407 persone in Sudafrica.

Lo annuncia dal sito di Science Glenda Gray, presidente del South African Medical Research Council, al termine della sperimentazione iniziata nel 2016 finanziata da MRC, l’Istituto nazionale americano per le allergie e le malattie infettive (NIAID) e la Fondazione Bill & Melinda Gates. Il vaccino HVTN 702 non protegge dunque dal virus HIV. Nei test era stato somministrato in 14 diverse zone del paese a uomini e donne tra i 18 e i 35 anni divisi in due gruppi: uno aveva ricevuto il vaccino mentre l’altro aveva ricevuto un placebo .

4 anni di sperimentazione in Sudafrica nonostante il dubbio fondato di molti scienziati che avevano visto già risultati scarsi in vaccini utilizzati nel sistema di potenziamento primario con solo uno studio di efficacia in Thailandia. Sembra quindi proprio che la Fondazione Bill e Melinda Gates abbia coscientemente investito su un vaccino destinato a fallire.

In quello studio, conclusosi nel 2009, le infezioni da HIV sono state 51 nel gruppo vaccinale e 74 nel gruppo placebo, con un’efficacia del 31% per questo vaccino invece ci sono stati 129 infezioni nel gruppo vaccinale e 123 nel gruppo placebo. Questo risultato conferma che non era un livello di protezione abbastanza alto da portare sul mercato il vaccino.

Ci siamo domandati se a queste persone sottoposte ai test fossero state fornite le giuste informazioni e che tipo di consenso informato sia stato loro concesso per aver donato la vita alla scienza.

Un paragrafo intitolato “Esperienze con consenso informato in Sudafrica” contenuto in “Consenso informato per la ricerca sulla cura dell’HIV in Sudafrica: questioni da considerare” infatti riporta:

“La convinzione che il consenso non sia volontario o in qualche modo collegato alle cure sta emergendo come un malinteso comune in quattro studi riportati. In una clinica prenatale, è stato riscontrato che il 93% dei partecipanti riteneva di non poter ritirarsi dallo studio e il 28% riteneva che non avrebbero ricevuto assistenza se non avessero partecipato allo studio . Questi risultati sono stati replicati in uno studio simile a Bloemfontein in cui il 24,2% riteneva di non poter ritirarsi in qualsiasi momento e il 92,3% riteneva che non avrebbero ricevuto una buona assistenza medica se si fossero ritirati dallo studio . Recentemente è stato dimostrato che la metà degli intervistati ritiene di non avere la possibilità di sottoporsi al test per l’HIV~AIDS, molti credono che l’accesso all’assistenza sanitaria dipenda dal loro consenso al test .

È quindi questa l’informativa che è arrivata a persone che hanno donato la loro vita alla sperimentazione clinica inconsapevolmente?

La questione è ancora più agghiacciante se aggiungiamo anche che lo studio Bloemfontein riporta come i partecipanti, nonostante avessero almeno 8 anni di istruzione, mancavano di una conoscenza di base della sperimentazione clinica e il loro consenso non poteva quindi essere considerato informato .

Ci viene da pensare quindi che queste persone erano già statisticamente destinate a subire un danno, per quale motivo?

Gray, a capo della sperimentazione afferma che, data la gravità dell’epidemia in Sudafrica (7,7 milioni dei 37,9 milioni di persone con infezione da HIV del mondo), lei e i suoi colleghi credevano che il nuovo studio potesse valesse la pena sperimentare. Su vite umane inconsapevoli, sottolineiamolo.

“L’epidemia è fuori controllo qui e dobbiamo prendere provvedimenti per un intervento biomedico”, dice Gray. Il direttore della NIAID Anthony Fauci afferma di non avere rimpianti per il sostegno allo studio. “Non credo sia stata una cattiva scelta. È stata l’unica scelta. ”

Adesso, col coronavirus alle porte e Bill Gates che ha già investito 100 milioni di dollari in Cina ed Africa per la ricerca di un vaccino ci chiediamo chi possa avere fede in una scienza che può fallire. Questo è stato solo uno dei casi e quindi ricordiamo a tutte le persone che nessuno può decidere sulla vostra pelle: pretendete e fate rispettare il consenso libero ed informato.

#HIV

#coronavirus

#consensoinformato

#informedconsent

#billgates

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GRAVE MALATTIA AUTOIMMUNE DA VACCINO ANTIDIFTOTETANICO: ASL CONDANNATA AL RISARCIMENTO DANNI PER RESPONSABILITÀ MEDICA (SENTENZA SEZIONE CIVILE TRIBUNALE DI PISTOIA N. 211 PUBBLICATA IL 27 FEBBRAIO 2020)

Link originale.

07 GIU GRAVE MALATTIA AUTOIMMUNE DA VACCINO ANTIDIFTOTETANICO: ASL CONDANNATA AL RISARCIMENTO DANNI PER RESPONSABILITÀ MEDICA (SENTENZA SEZIONE CIVILE TRIBUNALE DI PISTOIA N. 211 PUBBLICATA IL 27 FEBBRAIO 2020)

Lo scorso Febbraio, la Sezione Civile del Tribunale di Pistoia condanna la ASL al risarcimento e a corrispondere un vitalizio per danni vaccinali.

Un dipendente di una ditta della zona, obbligato per motivi lavorativi alla vaccinazione antitetanica, viene sottoposto al vaccino diftavax antidiftotetanico senza alcun consenso informato.

Contrae una grave malattia autoimmune che gli causa un’invalidità civile del 75%.

Dopo aver ottenuto il riconoscimento di danno da vaccino ai sensi della Legge 210/92, il danneggiato chiede un risarcimento alla ASL.

Il Tribunale accerta le gravi responsabilità per aver somministrato un vaccino diverso rispetto a quello richiesto (antidiftotetanico anziché antitetanico) in assenza di consenso informato e condanna la ASL.

Di seguito, la sentenza.

——————-

Repubblica Italiana

Tribunale di Pistoia

In Nome del Popolo Italiano

il giudice XXXXX ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa n. XXXXXX tra le parti:
 ******* con gli avv. **** ****

ATTORE

AZIENDA USL 3 PISTOIA con l’avv. ********

CONVENUTA

Decisa a Pistoia in data 18/02/2020 sulle seguenti conclusioni:

Attore: per l’accoglimento della propria domanda risarcitoria con reiezione delle contestazioni avversarie e condanna di parte convenuta al pagamento di euro 161.686,00 quale danno non patrimoniale o la diversa somma di giustizia oltre euro 100.000,00 quale danno morale o la diversa somma di giustizia, comunque non inferiore al 33% del danno complessivo, oltre alla somma di euro 14.331,99 per ogni anno di lavoro perso da parte dell’attore per non
 meno di anni 10 o la diversa somma di giustizia; con vittoria di spese, competenze e onorari e distrazione delle stesse in favore dei procuratori di parte attrice ex art. 93 c.p.c..

Convenuta: come da foglio di pc depositato in via telematica in data 15.5.2019 ossia, in tesi respingere la domanda attorea perché infondata in fatto e in diritto, con vittoria di spese e compensi e condanna alle spese di c.t.u.; in ipotesi e in via istruttoria, per il rinnovo della c.t.u. medica con affidamento dell’incarico ad un collegio composto da un medico -legale e da uno specialista nella disciplina, con specifica e pratica conoscenza della materia.

Con rigetto della domanda ex art. 96 c.p.c. avanzata da parte attrice perché infondata in fatto e in diritto, vinte le spese di giudizio e di c.t.u..

Fatto e diritto

Ricorre ex art. 702bis c.p.c. XXXXX chiedendo accertarsi la sussistenza del nesso causale tra la somministrazione del vaccino TD arbitrariamente effettuato dalla USL Pistoia e i danni da se medesimo patiti, accertarsi altresì il danno biologico e/o esistenziale e dichiarare la
 responsabilità della USL convenuta per i postumi e/o i danni tutti, psichici e fisici, patiti e patiendi nonché lavorativi riportati a seguito dell’evento in 
oggetto, con conseguente condanna della resistente Azienda USL 3 di Pistoia al pagamento in proprio favore della somma ritenuta di giustizia all’esito dell’istruttoria, oltre al danno morale e/o esistenziale da liquidarsi in via equitativa, oltre interessi e rivalutazione ” dalle singole scadenze al saldo “.

Rappresenta il ricorrente di essersi recato, in data 5.9.2008, presso la USL di Pistoia onde effettuare la vaccinazione antitetanica richiesta dal proprio datore
 di lavoro e di essere stato invece, in quell’occasione e senza il proprio
 preventivo consenso e la necessaria informativa, sottoposto anche a vaccinazione antidifterica che gli provocava da subito gravi conseguenze sulla salute ” con febbri alte, progressiva perdita di funzioni e, infine, impossibilità a lavorare “, con progressivo peggioramento delle proprie condizioni psico-fisiche oltre che umane e lavorative. Per tali motivi, rimasti senza esiti tentativi di conciliazione ante iudicium , lo stesso chiede alla USL il risarcimento di tutti i danni patiti a causa della vaccinazione eseguita erroneamente e in assenza di consenso. 
Si costituisce l’azienda convenuta, contestando le avverse pretese sia nell’an 
che nel quantum argomentando, in particolare, circa la correttezza dell’operato della USL e la mancanza di profili di responsabilità a carico della stessa, infine avanzando istanza per il mutamento del rito ex art. 702ter co. 3 c.p.c..
 Disposto il mutamento di rito e concessi i termini di cui all’art. 183 co. 6 
c.p.c., la causa è stata istruita a mezzo prove per testi e c.t.u. medico -legale e all’udienza del 29.10.2019 le parti hanno precisato le proprie conclusioni così come in epigrafe riportate, con assegnazione dei termini di legge per il deposito di scritti conclusivi.

 

A giudizio di questo Tribunale, la domanda risarcitoria di parte ricorrente XXXXX deve essere accolta, nei limiti e con le precisazioni di seguito esposti.

1.I. A livello di an , nell’ottica della valutazione in ordine alla sussistenza o meno di un’ipotesi di responsabilità civile da illecito a carico della USL convenuta, va osservato che la censura mossa dal ricorrente attiene 
all’avvenuta somministrazione di un vaccino non richiesto senza la previa acquisizione del consenso informato da parte del paziente.
 Ora, sotto un primo profilo, costituisce dato processualmente comprovato il 
fatto che per il XXXXX fosse stata richiesta, da parte del datore di lavoro, la 
sola vaccinazione antitetanica necessaria per lo svolgimento delle mansioni lavorative affidate al lavoratore: la circostanza è confermata dalla teste XXXX, medico del lavoro dell’Azienda XX presso la quale era stato assunto il XXXXX, la quale ha dichiarato come ” Per la qualifica per cui il Sig. XXXXX 
era stato assunto dalla XX il Protocollo sulla sicurezza dei luoghi di lavori prevedeva quale obbligatoria la vaccinazione antitetanica ed io la prescrissi all’attore. Non erano previste dal Protocollo altre vaccinazioni ed io non ne prescrissi ” (cfr. verbale udienza 24.1.2017).
 Sotto un secondo profilo, la stessa Azienda convenuta nonché, in sede di istruttoria, la teste XXX che ebbe ad effettuare il vaccino per cui è 
lite hanno affermato che il vaccino antidifterico somministrato al XXXXX era consigliato dal Calendario regionale sui vaccini in conformità al Piano 
Vaccinale Nazionale. Ciò significa, però, che il vaccino in questione non era obbligatorio e che dunque, essendosi in presenza di trattamento sanitario non obbligato, in ordine allo stesso era imprescindibile la preventiva acquisizione
 del consenso da parte del soggetto da vaccinare, aprendo così il campo a
 siffatta problematica denunciata con forza sin dal ricorso introduttivo del giudizio.
 Sotto un terzo profilo, occorre chiarire come non sia stata mossa alcuna contestazione alla modalità in sé della somministrazione, ovvero alla 
correttezza dell’operato dell’infermiera USL al di là della censurata scelta iniziale di optare per il vaccino combinato e alla parimenti corretta dose vaccinale iniettata, in conformità alle raccomandazioni di cui al Piano 
Nazionale e alle Direttive Regionali.

Invero, le doglianze di parte ricorrente si sono incentrate sulla mancanza di 
una preventiva adeguata informazione e acquisizione di consenso del paziente al trattamento sanitario nonché sulla mancanza di controlli o esami preventivi.
 In proposito, a livello generale deve rammentarsi come la necessaria previa opera informativa del paziente e la successiva acquisizione del consenso di costui si configura quale obbligazione di tipo contrattuale gravante sul personale medico, stante il c.d. contatto sociale instaurato tra medico e 
paziente all’atto della presa in cura di questi da parte del primo: pertanto,
 nella prospettiva dell’onere probatorio (e sulla scorta dei principi cardine espressi da Cass. S.U. n. 13533/2001 e successiva granitica giurisprudenza),
 a fronte di una allegazione di inadempimento da parte del paziente è onere
 della controparte (medico operante o Azienda Sanitaria di riferimento) dare compiuta prova dell’avvenuta regolare acquisizione di un consenso realmente informato, ossia dotato di tutti i requisiti al riguardo nel tempo individuati dall’elaborazione interpretativa in materia (cfr. Cass. n. 24074/2017, per cui
”In tema di attività medico -chirurgica, la manifestazione del consenso informato alla prestazione sanitaria costituisce esercizio di un diritto soggettivo del paziente all’autodeterminazione, cui corrisponde, da parte del medico, l’obbligo di fornire informazioni dettagliate sull’intervento da eseguire, con la conseguenza che, in caso di contestazione del paziente, grava sul medico l’onere di provare il corretto adempimento dell’obbligo informativo preventivo”).
 In quest’ottica, già solo la difformità delle dichiarazioni testimoniali assunte – senza che sussistano, a carico dei testi dell’una e dell’altra parte, elementi tali
 da farne ragionevolmente dubitare l’attendibilità – ridondano in danno della parte tenuta all’assolvimento dell’onere probatorio, ossia la convenuta USL.

Peraltro, la stessa documentazione versata in giudizio dà conto della mancata acquisizione di un consenso dotato dei crismi per potersi definire
 effettivamente “informato” a garanzia del diritto fondamentale alla libera determinazione del paziente in ambito sanitario.

Basti richiamare, in
 argomento, i più recenti arresti della Suprema Corte dai quali emerge come condizione basilare per la ricorrenza di un consenso ragionato e consapevole al trattamento sanitario da parte del paziente sia la sottoscrizione di informative dettagliate, specifiche per il trattamento da svolgere e tali da consentire la
 presa di conoscenza della natura e portata dell’intervento e dei suoi possibili rischi: fra le ultime pronunce sulla tematica, può citarsi Cass. n. 23328/2019
 (“In tema di attività medico-chirurgica, il consenso informato deve basarsi su informazioni dettagliate, idonee a fornire la piena conoscenza della natura, portata ed estensione dell’intervento medico-chirurgico, dei suoi rischi, dei risultati conseguibili e delle possibili conseguenze negative, non essendo 
all’uopo idonea la sottoscrizione, da parte del paziente, di un modulo del tutto generico, né rilevando, ai fini della completezza ed effettività del consenso, la qualità del paziente, che incide unicamente sulle modalità dell’informazione, da adattarsi al suo livello culturale mediante un linguaggio a lui comprensibile, secondo il suo stato soggettivo ed il grado delle conoscenze specifiche di cui dispone”), in continuità con Cass. n. 2177/2016, essendosi oltretutto specificato come la necessità di acquisizione del consenso informato in tema di attività medico-chirurgica sussista anche qualora la probabilità di verificazione dell’evento sia così scarsa da essere prossima al fortuito (ovvero così alta da renderne certo l’accadimento) e questo per la ragione che “la valutazione dei rischi appartiene al solo titolare del diritto esposto e il professionista o la struttura sanitaria non possono ometterle in base ad un mero calcolo statistico ” (in termini, Cass. n. 19731/2014).

Nella vicenda sub iudice , un consenso di tal fatta risulta assente: manca del tutto, a tacer d’altro, un qualsiasi foglio sottoscritto dal paziente, ritenendo la USL da un lato sufficiente una informazione meramente orale di questi e correlativa acquisizione orale del consenso in dispregio ai principi giurisprudenziali ormai consolidati appena citati, dall’altro lato di aver sufficientemente dimostrato l’adempimento del proprio obbligo al riguardo tramite la compilazione ad opera della stessa infermiera che somministrò il vaccino del solo modulo anamnestico pre-vaccinale (prodotto sub doc. 3 fasc. ricorrente): il quale tuttavia, oltre a non essere ancora una volta sottoscritto dal paziente ma dalla sola infermiera non essendo dunque allo stesso 
riferibile, attiene all’evidenza a profili e informazioni differenti da quelli relativi al tipo di vaccinazione da eseguire, ai possibili rischi e complicanze ecc. come richiesto da un reale consenso informato.

Accertata dunque la mancanza di un valido consenso del paziente allo
 specifico trattamento effettuato, sono da valutare le conseguenze ascrivibili a detta condotta inadempiente della USL nei suoi possibili risvolti risarcitori.

Al riguardo, sotto un primo aspetto si deve affermare – con la giurisprudenza
 di legittimità nei suoi più recenti pronunciamenti sulla tematica – che dalla lesione del diritto all’autodeterminazione insita nella sottoposizione ad un trattamento medico non consentito deriva, secondo l’ id quod plerumque accidit, “un danno-conseguenza autonomamente risarcibile – costituito dalla sofferenza e dalla contrazione della libertà di disporre di se stesso psichicamente e fisicamente – che non necessita di una specifica prova ” (così Cass. ord. n. 11749/2018), in quanto l’omessa acquisizione del consenso informato preventivo “determina la lesione in sé del diritto della libera determinazione del paziente, quale valore costituzionalmente protetto dagli artt. 32 e 13 Cost., quest’ultimo ricomprendente la libertà di decidere in ordine alla propria salute ed al proprio corpo, a prescindere quindi dalla presenza di conseguenze negative sul piano della salute, e dà luogo ad un danno non patrimoniale autonomamente risarcibile, ai sensi dell’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 2059 c.c. ” (in termini, Cass. n. 17022/2018).

Sotto un secondo aspetto, è altresì possibile che, nella specifica vicenda sottoposta al vaglio giudiziale, la condotta illecita consistente nella mancata acquisizione del consenso informato sia idonea ad integrare l’antecedente logico-giuridico della lesione al diritto alla salute patita dal paziente. In questo caso, occorre che costui dia la prova del fatto che, ove correttamente informato, non avrebbe acconsentito all’effettuazione del trattamento medico subito. Del tutto condivisibili in proposito i principi, appunto di logica giuridica, nitidamente espressi da Cass. ord. n. 19199/2018, massimata nel senso che ” In materia di responsabilità sanitaria, l ‘inadempimento dell’obbligo di acquisire il consenso informato del paziente assume diversa rilevanza causale a seconda che sia dedotta la violazione del diritto all’autodeterminazione o la lesione del diritto alla salute posto che, se nel primo caso l’omessa o insufficiente informazione preventiva evidenzia ex se una relazione causale diretta con la compromissione dell’interesse all’autonoma valutazione dei rischi e dei benefici del trattamento sanitario, nel secondo l’incidenza eziologica del deficit informativo sul risultato pregiudizievole dell’atto terapeutico correttamente eseguito dipende dall’opzione che il paziente avrebbe esercitato se fosse stato adeguatamente informato ed è configurabile soltanto in caso di presunto dissenso, con la conseguenza che l’allegazione dei fatti dimostrativi di tale scelta costituisce parte integrante dell’onere della prova – che, in applicazione del criterio generale di cui all ‘art. 2697 c.c., grava sul danneggiato – del nesso eziologico tra inadempimento ed evento dannoso “. Ad ulteriore chiarimento, con successiva pronuncia n. 28985/2019 la Suprema Corte ha statuito (sempre in massima) che grava sul paziente “l’onere di provare il fatto positivo del rifiuto che egli avrebbe opposto al medico, tenuto conto che il presupposto della domanda risarcitoria è costituito dalla sua scelta soggettiva (criterio della cd. vicinanza della prova) ” precisandosi che “al riguardo la prova può essere fornita con ogni mezzo, ivi compresi il notorio, le massime di esperienza e le presunzioni “.

Nel caso concreto qui in esame , è da dirsi raggiunta per presunzioni la prova in ordine al c.d. giudizio controfattuale, desunta da significativi indici presuntivi consistenti, da un lato, nella mancata informativa specifica del paziente circa i rischi ricollegabili al vaccino somministrato e, dall’altro lato e soprattutto, dal fatto che tale tipo di vaccino non era quello prescritto dal proprio datore di lavoro: considerato infatti che il XXXXX si era recato alla ASL dietro prescrizione del medico aziendale, al solo fine di eseguire un vaccino ritenuto indispensabile per il tipo di mansioni lavorative affidategli, è da presumere secondo il criterio dell’ id quod plerumque accidit , richiamato dalla Cassazione citata, che lo stesso non avrebbe acconsentito all’effettuazione di un vaccino diverso e ulteriore semplicemente perché “raccomandato” dalle direttive sanitarie regionali, trattandosi di vaccino diverso da quello specificamente prescritto dal medico ed esorbitante dalla circoscritta esigenza vaccinale per la quale era stata invece richiesta l’antitetanica (anche la Cass . n. 28985/2019 cit. definisce come contrario all’ id quod plerumque accidit il discostamento del paziente dalle indicazioni terapeutiche del medico, nella specie rappresentate dalla specifica e limitata richiesta di vaccino formulata dal medico aziendale).

In forza di siffatti ragionamenti, risulta dimostrato il primo anello del nesso consequenziale tra mancata acquisizione del consenso e danni di cui viene chiesto il ristoro, restando da vagliare il secondo anello di tale catena causale ovvero l’effettiva derivazione dei danni alla salute dal vaccino “non acconsentito”.

Al riguardo, indubbia e adeguatamente comprovata dalla documentazione medica in atti nonché dalle indagini peritali la sussistenza di gravi pregiudizi alla salute del ricorrente sfociati nel riconoscimento di un’invalidità civile al 75% (cfr. doc. 9 fasc. ricorrente), quanto al rapporto di causalità fra tali evenienze ed il vaccino somministrato in data 5.9.2008 si profilano dirimenti le valutazioni rese dal c.t.u. all’esito di analisi invero approfondita, condotta nel pieno rispetto del contraddittorio peritale e dei crismi di scientificità, con studio preciso della casistica in esame alla luce della letteratura medica in materia dettagliatamente indicata dal c.t.u. nel proprio elaborato: pertanto, non si rinvengono motivi tali da dover disporre la rinnovazione della
 consulenza, come chiesto dalla parte convenuta, avendo peraltro il c.t.u.
 motivato le proprie conclusioni sulla base dei principi logici e giuridici sottesi
 alla responsabilità per danno non patrimoniale sub specie biologico, facendo corretta applicazione del criterio regolante la consequenzialità causale 
civilistica, del “più probabile che non”.
 Ebbene il consulente ha valutato che “secondo il criterio del più probabile che non, è lecito ritenere che la lesione dell’integrità psicofisica sia da mettere in nesso causale con il trattamento praticato “chiarendo, in risposta alle osservazioni critiche del c.t.p. di parte convenuta , che nel caso de quo
 risultano rispettati i criteri di positiva valutazione del nesso di causalità in
 sede medico-legale, ossia il criterio cronologico, il criterio topografico, il criterio della continuità fenomenica e il criterio di esclusione, stante l’insorgenza dei
 primi sintomi di malessere (febbre alta con immediato ricovero al PS) a breve distanza di ore dalla somministrazione vaccinale e non essendo stata 
evidenziata, né essendo emersa dagli atti e dall’indagine peritale circa la condizione di salute e la “storia medica” del XXXXX , alcun’altra causa in 
grado di giustificare la sindrome infiammatoria autoimmune post vaccinale 
(cfr. pag. 36 relazione c.t.u. in atti).
 Ancora in risposta alle note critiche dell’azienda convenuta circa il fatto che il morbo di Still, diagnosticato nel ricorrente, non rientra tra gli effetti collaterali verificati del vaccino antidifterico, merita evidenziare come il c.t.u. non abbia 
sul punto espresso una diagnosi precisa, rammentando anzi che siano state
 poste dai vari medici occupatisi del caso (le cui relazioni e osservazioni sono dettagliatamente riportate nell’elaborato peritale) diverse diagnosi circa lo stato 
di salute del XXXXX, ossia morbo di Still dell’adulto, febbre ricorrente di ndd, sindrome autoinfiammatoria ricorrente, sindrome ASIA (Autoimmune Inflammatory Sindrome Induced by Adiuvant) – sindrome identificante uno spettro di condizioni cliniche immunomediate da un agente adiuvante quali silicone, alluminio e vari altri che possono essere contenuti anche nei vaccini
(cfr. relazione YYYYY richiamata a pagg. 12 -13 e 23 -24 relazione c.t.u. in atti): concludendo nel senso che “Se è difficile inquadrare nosologicamente quale malattia affligge il signor  XXXXX, è certo che si è trattato, e si tratta, di una sindrome infiammatoria autoimmune, post vaccinale (Diftavax), accompagnata da febbri ricorrenti e mialgie, insorta immediatamente dopo la vaccinazione antidifterica ed antitetanica, a fronte di una richiesta del Medico Competente di vaccino antitetanico […] ” (pag. 25 relazione c.t.u.). Per concludere sul punto, si impongono due ulteriori considerazioni.
 Per un verso, a conforto della tesi sostenuta dal consulente d’ufficio in ordine alla sussistenza del nesso causale, non è irrilevante (come vorrebbe la convenuta) il richiamo alla valutazione resa dalla CMO in sede di delibazione circa la sussistenza del diritto all’indennità di cui alla l. n. 210/1992, riconosciuta al XXXXX: la stessa Cassazione infatti ha chiarito, in autorevole
 e assai noto pronunciamento a Sezioni Unite (n. 577/2008), la rilevanza di siffatta valutazione quale materiale indiziario soggetto al libero apprezzamento del giudice e da vagliare in uno alle altre emergenze processuali e prove acquisite in giudizio: alla luce di ciò, il fatto che nella vicenda in discorso i medici della CMO si siano espressi positivamente circa il nesso causale fra inoculo del vaccino e comparsa delle sequele autoimmuni è indice presuntivo importante a sostegno della bontà degli esiti della consulenza tecnica d’ufficio prevenuta a conclusioni del tutto analoghe nel senso del riconoscimento del nesso causale.

Per altro verso, non è assentibile la prospettazione di parte convenuta secondo la quale i danni patiti dal XXXXX non sarebbero ascrivibili alla USL in mancanza del requisito della prevedibilità degli stessi ai sensi dell’art. 1225 c.c.: la comparsa di conseguenze negative a seguito di trattamenti vaccinali è, infatti, dato assolutamente prevedibile non inficiato dalla differente gravità con cui dette conseguenze possono esprimersi ovvero dalla frequenza del loro manifestarsi . A ciò aggiungasi il fatto che, come indicato dal c.t.u. (con richiamo alla relazione YYYYY, dianzi citata) , le sindromi autoinfiammatorie ovvero l’insorgenza di malattie autoimmuni possono scaturire da agenti coadiuvanti contenuti anche nei vaccini, presumendosi – e dovendosi presumere – che un medico che somministra i vaccini sia a conoscenza delle possibili conseguenze derivanti dagli stessi. Sul punto può richiamarsi il principio espresso, in tema di accertamento del nesso causale tra danno e vaccinazioni (seppur nel diverso, ma analogo, ambito del riconoscimento dell’indennizzo ex l. n. 210/1992), da Cass. n. 25119/2017 per cui il criterio in base al quale valutare la sussistenza del nesso di causalità tra somministrazione vaccinale e danno alla salute è quello di “ragionevole probabilità scientifica ispirato al principio “del più probabile che non”, da ancorarsi non esclusivamente alla determinazione quantitativo-statistica delle frequenze di classe di eventi (c.d. probabilità quantitativa), ma riconducendone il grado di fondatezza all’ambito degli elementi di conferma disponibili nel caso concreto (c.d. probabilità logica) “, ivi compresa l’esclusione di possibili fattori alternativi (cfr. in senso più generale Cass. ord. n. 23197/2018).

Quanto poi alla riferibilità dei sintomi patologici manifestatisi nel ricorrente alla specifica tipologia di vaccino eseguito piuttosto che (o anche, in ipotesi) a quello originariamente prescritto, è l’intero elaborato peritale a darne contezza, avendo peraltro il c.t.u. precisato la differenza qualitativa e quantitativa fra i due inoculi (cfr. pagg. 14 -15 relazione c.t.u.) e chiarito che il XXXXX doveva essere sottoposto a vaccinazione antitetanica come previsto dalla l. n. 
626/1994 per poter svolger il proprio lavoro e che la scelta di effettuare il vaccino combinato “non è stata conforme alla necessità della situazione clinica per cui la vaccinazione era richiesta” (cfr. pag. 27 relazione c.t.u.).
 Alla luce di quanto esposto, risulta dunque dimostrata la responsabilità
 dell’Azienda sanitaria per i danni post-vaccinali subiti dal ricorrente.

II.2. Venendo al quantum della richiesta risarcitoria e analizzando in dettaglio le singole voce di danno, si osserva:
 a) danno biologico: il c.t.u., dalle cui valutazioni non v’è motivo di discostarsi anche in virtù di quanto sopra detto circa la bontà dell’indagine peritale, ha stimato la sussistenza di postumi permanenti nella misura del 25%, oltre ad 
un danno biologico temporaneo assoluto di 60 giorni, parziale di 60 giorni al 75% ed altri 60 giorni a l 50%: in applicazione delle tabelle milanesi, che consentono uniformità di liquidazione a livello nazionale, ciò si traduce in termini monetari nell’importo di euro 124.018,00 (di euro 110.788,00 per invalidità permanente). 
Quanto al danno morale di cui parte ricorrente ha chiesto la liquidazione in
 via equitativa, occorre in primis ricordare come lo stesso non sia liquidabile quale voce autonoma di danno bensì quale percentuale aggiuntiva del danno biologico (senza ripercorrere in questa sede la notissima evoluzione giurisprudenziale sviluppatasi in materia, è sufficiente puntualizzare come a seguito delle Sezioni Unite n. 26972/2008, pur essendo stata sancita 
l’unitarietà del danno non patrimoniale onde evitare la duplicazione di voci di danno derivante dal pregresso sistema di “scomposizione” dello stesso -danno morale, biologico, esistenziale – dette ulteriori voci non sono state “cancellate” per ritenuta loro inesistenza ontologica, bensì sono state ricomprese nell’unico 
e onnicomprensivo danno non patrimoniale all’interno del quale continuano ad avere spazio, quali “declinazioni”, da valutarsi caso per caso, del danno c.d. biologico, i medesimi pregiudizi prima singolarmente considerati ): tale sistema , della c.d. personalizzazione del danno , consente di offrire ristoro a pregiudizi particolari ed eccedenti le conseguenze ordinariamente riconducibili ad un danno biologico quale quello nello specifico riconosciuto e liquidato, con valutazione lasciata alla discrezionalità del giudice e rimessa per lo più a criteri equitativi purché supportata da adeguata motivazione con riferimento alle peculiarità del singolo caso concreto e alle risultanze dell’istruttoria processuale svolta e purché degli ulteriori specifici pregiudizi asseritamente subiti dal danneggiato sia fornito adeguato supporto probatorio (cfr., in tema di personalizzazione del danno, copiosissima giurisprudenza fra cui, solo per citare talune fra le pronunce più recenti, Cass. n. 21939/2017, Cass. n. 3505/2016, Cass. n. 16197/2015, Cass. n. 12594/2015, Cass. n. 12211/2015, Cass. n. 9320/2015, Cass. n. 5243/2014, Cass. n. 1361/2014, 
Cass. n. 21716/2013, Cass. n. 17161/2012, Cass. n. 9238/2011 et al.).

Con riferimento alla vicenda di causa, invero, tale conforto probatorio risulta per certi aspetti carente, avendo il ricorrente solo allegato senza darne dimostrazione le conseguenze tragiche che il danno alla salute subito a causa del vaccino ha avuto nella propria vita lavorativa e familiare: a quest’ultimo proposito risulta peraltro, ed è lo stesso ricorrente che al fine ne dà atto, come 
lo stesso invero attualmente viva con una compagna dalla quale ha avuto un figlio e che è la medesima “amica” (così qualificata dal ricorrente) sentita come teste che aveva accompagnato all’epoca dei fatti il XXXXX presso la USL a chiedere informazioni sul vaccino subito. Dunque, per un verso la vita personale del XXXXX anche dal punto di vista affettivo non ha subito una deprivazione definitiva, per altro verso non è stato dimostrato alcun nesso causale fra conseguenze del vaccino e separazione dalla moglie.

Quanto alla perdita del lavoro, da un lato il c.t.u. ha ritenuto sussistere per la particolare attività lavorativa una riduzione della capacità lavorativa specifica pari al 50% per la cui quantificazione appare congrua e accoglibile, siccome redatta in conformità a criteri di legge come indicato dall’ultima giurisprudenza sul punto (cfr. Cass. n. 16913/2019), la somma indicata in sede conclusionale da parte ricorrente, pari a una rendita vitalizia per euro 1.194,33 mensili decorrenti dalla data della domanda. Dall’altro lato, per contro, nulla è da riconoscere a titolo di danno morale con riferimento al settore lavorativo, non solo e non tanto perché ciò rischia di determinare una duplicazione di voci di danno rispetto a quanto liquidato per perdita della capacità lavorativa specifica, ma anche perché non sussiste prova in atti del fatto che la perdita del lavoro, avvenuta diverso tempo dopo l’evento vaccinale per cui è lite, sia causalmente ricollegata al lo stato di salute del XXXXX: ché anzi, dalla stessa documentazione versata dal ricorrente risulta come costui
 sia stato licenziato per giustificato motivo oggetto dovuto ad esubero di personale e non a problemi di salute scaturiti dal vaccino indebito.
 Piuttosto, a concorrere nel configurare il c.d. danno morale nel caso di specie sono i riflessi sulla vita quotidiana del danneggiato a motivo della sue condizioni di salute, come emergenti dalle dettagliate descrizioni del c.t.u. nonché dall’avvenuto riconoscimento di un’invalidità civile al 75%: aspetti, questi, che non si esauriscono nel danno biologico strettamente inteso, ma sono idonei a determinare importanti cambi di abitudini e stili di vita, indubbi qualora si debba convivere con febbri continue, mialgie, frequenti ricoveri. Considerato tutto quanto sopra (cambio radicale in peius della vita quotidiana del paziente che, tuttavia, non ha impedito allo stesso di coltivare relazioni personali anche costituendo un nuovo nucleo familiare) e atteso che la c.d. personalizzazione del danno, canale di riconoscimento del danno morale, si esprime in percentuale rispetto al danno biologico strettamente inteso con un aumento massimo – in ipotesi quale quella in esame, come da tabelle di
 Milano richiamate – del 34%, pare congruo riconoscere nel caso in discorso una personalizzazione pari al 20% .

Evidentemente non accoglibile, per quanto sin qui detto circa la liquidazione del danno morale che avviene tramite c.d. personalizzazione del danno biologico, la richiesta di parte ricorrente di liquidazione di un’ulteriore somma a tal titolo indicata nell’importo di euro 100.000,00 e rimessa, in ogni caso,
 alla valutazione equitativa del giudice: dopo che, peraltro, la stessa parte ricorrente aveva già operato una personalizzazione (nella misura massima) del danno biologico, oltre la quale (cfr. giurisprudenza citata supra) null’altro è liquidabile a titolo di danno non patrimoniale.
 Sulla cifra così complessivamente risultante (danno biologico: euro 124.018,00; danno biologico personalizzato: euro 148.821,60; danno da capacità lavorativa specifica pari a euro 14.331,99 annuali per la parte di
 danno calcolata a far data dalla domanda giudiziale sino alla data della presenta pronuncia) , trattandosi di credito di valore, vanno poi calcolati la rivalutazione monetaria e gli interessi in base ai criteri sanciti da Cass. S.U. n. 1712/1995, ossia previa devalutazione della somma alla data del verificarsi del danno (ovvero, per quanto riguarda il danno da perdita di capacità lavorativa specifica, dalla data della domanda giudiziale) , e con successiva rivalutazione della stessa alla data della presente pronuncia con applicazione degli interessi legali sulla somma anno per anno rivalutata: dalla data di deposito della sentenza, su tale somma – divenuta, a seguito della liquidazione giudiziale, credito di valuta – andranno applicati i soli interessi legali fino alla data dell’effettivo soddisfo.

III. Le spese di lite seguono la soccombenza e si liquidano , come in dispositivo , a mente del DM 55/2014 in base al valore della lite come risultante dal
 decisum e considerata la consistenza dell’attività processuale svolta. A carico della convenuta soccombente vanno altresì poste integralmente le spese di c.t.u., già liquidate con separata ordinanza , nonché le spese di c.t.p. sostenute da parte ricorrente 
 Non sussistono, per contro, ragioni valide per disporre l’ulteriore condanna della USL ai sensi dell’art. 96 c.p.c., non ravvisandosi alcuna condotta processualmente illecita nel contegno difensivo dalla stessa tenuto in una vicenda controversa, nella quale l’accertamento definitivo della fondatezza della domanda risarcitoria spiegata dal paziente ha richiesto indagini approfondite e complesse, anche e soprattutto a livello medico-scientifico.

 

P. Q. M.

Il Tribunale di Pistoia in composizione monocratica , definitivamente pronunciando, ogni contraria o diversa istanza ed eccezione disattesa, così provvede:

1) in accoglimento della domanda di parte ricorrente, accertata la responsabilità di parte convenuta Azienda USL 3 Pistoia nella causazione dei danni occorsi al ricorrente a seguito degli eventi descritti in parte motiva (nel la specie, vaccinazione antidifterica eseguita in data 5.9.2008), condanna la convenuta Azienda USL 3 Pistoia al risarcimento, in favore di parte ricorrente XXXXX, del danno biologico personalizzato nella misura di euro 148.821,60 nonché del danno da perdita di capacità lavorativa specifica 
tramite corresponsione di una rendita vitalizia per l’importo di euro 1.194,33 mensili; il tutto oltre rivalutazione e interessi sino alla data della presente pronuncia, come specificato in parte motiva (par. II. 2).

 

VACCINO ANTINFLUENZALE E COVID-19

In queste settimane la FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) ha suggerito al Governo di inserire una forte raccomandazione per la vaccinazione antinfluenzale per i bambini definendolo “L’unico modo sicuro per far tornare i bambini tra i banchi di scuola”. Idea subito ripresa da alcuni Presidenti di Regione come De Luca (Campania) che suggerisce “vaccino antinfluenzale obbligatorio per docenti e studenti” perché “l’epidemia di influenza ha una sintomatologia sovrapponibile al Covid”. In questi giorni inoltre è stata presentata una mozione per sollecitare il governo ad introdurre obbligo di vaccino antinfluenzale per gli over 60 da Forza Italia per “rendere più agevole la certezza della diagnosi in relazione al Covid-19”.

La capogruppo Gelmini ci ricorda infatti che “Nei mesi di febbraio e marzo, quando è scoppiata l’emergenza, avevamo da contrastare anche il picco della normale influenza stagionale, e questo ha causato numerosi problemi nel combattere il Coronavirus” mentre il collega Mandelli tiene a precisare che “I vaccini sarebbero assolutamente gratuiti e potrebbero essere fatti anche presso le farmacie.” Ovviamente il fatto che l’Onorevole Mandelli sia anche il Presidente della Federazione Ordini Farmacisti Italiani per noi è una pura casualità, ma ci aspettiamo dal Parlamento, che discuterà la mozione in questi giorni, che almeno approfondisca se questa parte possa generare un conflitto di interessi. Inoltre, come ribadiamo sempre quando si parla di gratuità, ricordiamo che il fatto che il vaccino venga somministrato in modo gratuito implica che i (pochi) soldi a disposizione della sanità nel nostro paese siano dirottati nell’acquisto del vaccino. Niente è gratuito e se ci sarà un aumento della spesa sanitaria per l’acquisto del vaccino (in quanto obbligatorio i cittadini dovranno poterlo ricevere senza pagare) sicuramente in qualche altro settore ci saranno dei risparmi con conseguenze impronosticabili. Evidentemente nei “numerosi problemi” citati dagli Onorevoli non rientrano i soldi spesi male in campo sanitario pensando che la vaccinazione a tappeto possa risolvere la carenza di posti letto o di personale sanitario.

Ma qual è l’efficacia del vaccino antinfluenzale?

Secondo il CDC USA per la stagione 2019-2020 è stata del 45% mentre nel 2017-2018 fu mediamente del 36%. A questo punto ci chiediamo che fondamento abbia la dichiarazione che ha fatto il Presidente della Regione Lazio Zingaretti giustificando la sua ordinanza sull’obbligo del vaccino antinfluenzale istituito poche settimane fa: “Il vaccino obbligatorio, per le persone a rischio, permetterebbe una diagnosi precoce del Covid-19, perché si esclude il sintomo dell’influenza stagionale normale”.

Quale aiuto nella “diagnosi precoce” di coronavirus garantirebbe un vaccino che ha un’efficacia fra il 36 e il 45%? Davvero si vuol far credere che un medico serio e preparato baserebbe la diagnosi di un paziente sul fatto che sia vaccinato o meno per l’influenza?

Riportiamo anche uno studio relativo alla stagione 2016-17 pubblicato sul sito dell’Istituto superiore di sanità dove sono stati seguite 64.854 persone di cui 30.456 senza vaccino antinfluenzale e 34.398 vaccinate. Nella tabella riepilogativa si può notare come l’incidenza fra le 611 persone che sono state ospedalizzate e le 116 che sono morte durante la stagione analizzata la percentuale sia più alta fra il campione vaccinato (35.5% contro 64.4% per gli ospedalizzati e 37.9% contro 62.1% nei morti). Pensare che un vaccino di scarsa efficacia contro la malattia da cui dovrebbe proteggere sia addirittura utile per un’altra malattia è una follia.

Per quanto riguarda l’invito della FIMP sulla vaccinazione ai bambini ricordiamo che al 27 Maggio secondo l’Istituto superiore di sanità i casi di malattia fra 0 e 18 anni sono il 2.1% del totale. Davvero la Federazione dei medici pediatri vuole dirci che con un’incidenza di solo il 2.1% abbia qualche utilità vaccinare a tappeto tutti i minori di 16 anni (la meno colpita dal coronavirus Covid-19) per eliminare dubbi nella diagnosi o sovraccaricare il sistema sanitario?

Sempre nel rapporto prodotto dall’Istituto superiore di sanità si evidenzia come il 60% dei casi sia avvenuta nelle RSA , per cui risulta davvero incomprensibile l’accanimento da parte della politica e delle task force nei confronti dei bambini e della scuola. Oggi è stato ufficializzato che anche il campionato di calcio potrà ripartire già nel mese di Giugno, incomprensibile come si ritenga più sicura una partita di calcio con continui contatti fisici e non una scuola di bambini fra oltre tre mesi nonostante il calo dei contagi sia continuo da settimane.

Come al solito classe politica e rappresentanti dei medici non perdono occasione per seminare panico per giustificare nuovi obblighi e ricatti soprattutto sulla pelle dei bambini. Stranamente, ma ci auguriamo che il Ministero e la FIMP provvedano quanto prima, nessun accenno sul legame fra carenza di Vitamina D e infezioni alle vie acute respiratorie. Sul sito dell’Istituto superiore di sanità infatti lo scorso 21 maggio è stato pubblicato un articolo che evidenzia come “attualmente sono in corso numerosi trial clinici, ad esempio negli USA, che mirano a testare l’integrazione di Vitamina D nei pazienti con Covid-19 […]” perché diversi studi hanno dimostrato un “potenziale impatto benefico dell’integrazione di Vitamina D contro le infezioni acute delle vie respiratorie”.

Siamo consapevoli che non sia la vitamina D la cura per il coronavirus, ma di sicuro quando sentiamo parlare di prevenzione è inspiegabile come ci si riconduca solo al vaccino da parte di chi dovrebbe avere a cuore la salute dei nostri figli. Perché nel dubbio che possa essere comunque utile a rinforzare il sistema immunitario dei bambini i pediatri non raccomandano l’assunzione di vitamina D?

Oppure in tema di prevenzione perché gli Onorevoli Gelmini e Mandelli non raccomandano agli over 60, a cui vorrebbero imporre una vaccinazione obbligatoria, di smettere di fumare? Eppure sul sito del Ministero della Salute viene riportata una comunicazione dell’Istituto superiore di sanità nel quale si specifica che “chi fuma ha il rischio di sviluppare polmonite severa da Covid-19 almeno tre volte superiore rispetto ai non fumatori”. Ma d’altronde da un Governo che in pieno lockdown ha chiuso i parchi e proibito attività motoria ma ha lasciato aperti i tabaccai e considerato una necessità uscire per andare a comprare le sigarette, ma non una passeggiata all’aria aperta ai bambini, non potremmo aspettarci di meglio.

Il panico e il caos generato dal coronavirus Covid-19 ancora una volta sono il pretesto per introdurre nuovi obblighi ingiustificati. Con il forte calo dei contagi adesso il nuovo motivo per spaventare e ricattare le persone è “la seconda ondata che ci sarà nel prossimo autunno”. E questo nonostante numerosi medici di tutto il Mondo ipotizzino che non ci sarà nessuna seconda ondata nel prossimo autunno oppure che potrebbe esserci ma in modo molto meno aggressivo per la mutazione del virus.

Le opinioni di medici ed esperti cambiano continuamente, in questi 4 mesi abbiamo assistito a dichiarazioni in continua contrapposizione ribadendo quindi di come si proceda per tentativi. Ma in tutto questo è inaccettabile che la politica e i rappresentanti dei medici approfittino per introdurre nuovi obblighi vaccinali e per ribadire che il vaccino sia il miglior modo di prevenire malattie e problemi al sistema sanitario nazionale. Ancora una volta poi è assurdo che sia la scuola l’ambiente ritenuto più pericoloso da parte dei pediatri per sbandierare necessità di vaccinazioni a tappeto di scarsa efficacia e su una popolazione che, dati alla mano, è la meno colpita dal coronavirus.

Staff C.Li.Va. Toscana

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